Pensieri sparsi: “Quel che sogna un sognatore”

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Penso di meritare uno spicchio di sogno, sono o non sono un sognatore?

Sogno di poter vivere del mio lavoro, della mia passione. Ho guardato troppe volte in faccia la delusione. Ella ha sempre giocato con me e con i miei sentimenti, come una bella donna e come la vita. Ma questo è ciò che spetta a chi sogna troppo e sogna il giusto.

Coloro che sognano poco o sognano l’ingiusto se ne fregano di uno come me. Lo ignorano, lo umiliano, o lo deridono, dipende dal tipo di persona che detiene la scelta nelle proprie mani.

Io intanto continuo a sognare. Cosa c’è di meglio che immaginarsi pittore, astronauta, calciatore o tutti e tre insieme?

Che male c’è nel dimenticare la quotidianità illusionista e vivere nel mondo dei sogni? Perché limitarsi alla fantasia e all’immaginazione? Là fuori c’è un universo di realtà. Così mi hanno detto i non sognatori, e mi sa che hanno ragione.

Parto per un nuovo viaggio, stavolta reale, nello zaino metto una tavolozza, una tuta spaziale e un pallone. Possono servire.

 

 

Immagine: illustrazione di Henn Kim

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Pensieri sparsi: “Trasparenza”

Lo sguardo trasparente, aperto a tutti,

con le emozioni e gli stati d’animo a vista.

Il vento che non incute paura, mentre cerca di far vacillare quella trasparenza

 – Cos’hai?

– Niente.

– Dove vai?

– Non lo so.

– Eppure ti si vede il mondo in faccia. Ti si legge molto del presente.

– E il passato? Il futuro?

– Sono entrambi nuvole, raggi di sole, gocce di pioggia, arcobaleni. Ci sono stati, e per questo torneranno.

– Spiegati meglio…

– Non occorre. I tuoi occhi trasparenti hanno già capito. Lo leggo, lo vedo, ricordi?

I miei racconti brevi(ssimi): “Quasi lo sento il vento del Salento”

Respirando quasi lo sento il vento del Salento. Lasciando cadere le palpebre avverto la forza del solo sole sfrontato, che non ammette repliche.

Fanno capolino nella mente il mare, gentile e carico di storie, i paesaggi umili e ricchi di semplicità e genuinità. Grano, viti, ulivi, che si rincorrono dietro i muretti a secco e abbracciano la terra chiara, desiderosa di acqua, vogliosa di esplodere di frutti.

Il tramonto sul mare e quello sulla campagna mi sono rimasti addosso, come l’aria buona delle sere d’estate, rigogliose di stelle, musiche pizzicate, tamburelli, frise e baci di sabbia e gocce salate.

Mi verrebbe da ballare, girare, posare lo sguardo sui foulard che ondeggiano leggeri. Ma qua non mi sembra il caso di farlo. Lo farei a ridosso delle dune o vicino a un dolmen. Lì sarebbe così naturale.

Questo è il posto dei palazzi alti, delle auto che si imbottigliano, della velocità e della competizione. La certezza e il concreto si trovano dove sono ora.

Nella terra che tanto mi manca invece, ben pronunciati, riecheggiano radici e sogni di ragazza.

I miei racconti brevi(ssimi): “Lei mostrò la sua trasparenza. E lui la accolse”

La guardava piegare la testa da un lato. Riflettere sulla nebbia che andava diradandosi dai pensieri. Ogni tanto arrotolava alle dita qualche ciocca: le ingabbiava per poi lasciarle ricadere sulle spalle, nuovamente libere, ribelli, senza alcun vincolo. 

Attendeva che si voltasse, per incontrare il suo sguardo. Impaziente e timido, bramava la visione pura e delicata del suo volto. Quanta forza poteva celarsi dietro quel barlume di fragilità? Sembrava potesse spezzarsi facilmente, al primo soffio di vento. Sembrava non potesse resistere neppure a qualche goccia di rugiada o una tiepida pioggia d’autunno. 

I fiocchi di neve o un acquazzone estivo avrebbero di gran lunga turbato la sua quiete, nonché quella calma apparente che la portava ad accarezzare gli altrui turbamenti lontani; non avrebbe resistito, forse, alle agitazioni esterne. Ma non importava.

Voltandosi lei mostrò la sua trasparenza. E lui la accolse, senza riserva alcuna. 

I miei racconti brevi(ssimi): “Non tutto si compra”

Non tutto si compra

Il portafoglio è più leggero, ma il mio animo certamente non lo è. Il divertimento non è più così divertente, né tantomeno spensierato come un tempo.

Dovrei darci un taglio, ma è troppo comodo per me pagare per avere. E’ sempre andata così nella mia vita e ora non potrebbe essere altrimenti. Pagare per un’auto sportiva, pagare per una casa stupenda, un viaggio in posti da favola e sborsare per una serata di amore non amore.

Le banconote le lascio sul comodino e senza dire una parola vado via. Non è la scena di un film, bensì il copione della mia esistenza.

Una vita di eccessi, pochi rimorsi e, ore dopo ore, sempre più rimpianti.

Lunghi pendenti che cascano dalle orecchie sino al collo sinuoso, chiome leonine dai riflessi dorati, scintillii argento su sandali vertiginosi. Delle notti insonni e cariche di superficialità restano soltanto dettagli. La sostanza naviga veloce e scompare all’orizzonte.

Sono ricco, ma povero. Povero dentro intendo. Riconoscerlo, dichiararlo, saperlo, potrebbero essere timidi passi verso una minima ricchezza d’animo. Lo spero. Vorrei dormire nel mio letto, dopo momenti di passione e d’amore, ricordando più sorrisi, rossori e sensazioni.

I miei racconti brevi(ssimi): “La rivoluzione del disamore”

Guarda nello specchio e ripercorre con la memoria, che da sempre è il suo forte, i vari cambiamenti che hanno interessato il suo look. Lunghi capelli biondi, a volte divisi in due trecce vive e intense come spighe di grano; un caschetto nero corvino, abbinato a un rossetto prugna, vagonate di eye-liner e un piercing evidente sul naso; dopo dolci boccoli color nocciola, qualche cerchietto fiorito, a far primavera almeno sulla testa, come contorno un sorriso ingenuo e al tempo stesso malizioso.

Solo alcune delle modifiche coincidono con le variazioni del cuore. Ogni delusione, un taglio, un colore, una coda, un make-up intenso o impercettibile, a seconda dei casi.

E’ proprio vero: quando si ha voglia di cambiare, di voltare pagina, si parte dai capelli. Uno sprint (piccolo) verso un nuovo traguardo, ossia ricominciare da noi stessi. E poi dalla chioma si passa al trucco, al modo di vestire. Insomma, ci si rivoluziona. Pensa proprio a questa rivoluzione, mentre alterna smorfie e facce serie davanti all’oggetto delle ‘mie brame’. Non chiede chi sia la più bella del reame. Alle favole non crede da un pezzo ormai.

La rivoluzione sta arrivando e tu da che parte stai? Lo scenario sta cambiando, si disegna un nuovo sfondo. E tu quale ombra sei?” Già, canticchia il brano dei Negramaro e si chiede ‘Mara, tu quale ombra sei? Da che parte stai?’

Chissà se è davvero pronta alla sua rivoluzione personale.

L’ennesima delusione, l’ennesimo capitolo carico di cuore chiuso, archiviato, sepolto. Trattiene il respiro, sorride, butta fuori tutta l’aria che ha dentro, con foga, con la speranza di estirpare così l’erba cattiva solo con un soffio. Tira indietro i capelli. ‘Questi colpi di luce mi donano, in effetti’. Un velo di gloss, un paio di orecchini grandi, color mare. Pronta per uscire. Prende sotto braccio la borsa, ci mette dentro, o almeno spera di farlo, lo stesso coraggio che ogni singolo girasole ha nel guardare in faccia il sole. Nessuna timidezza. Niente panico.

Un ultimo sguardo sicuro e trasparente allo specchio, eterno amico-nemico. Si chiude dietro la porta della camera, con fermezza, come se stesse voltando le spalle anche al disamore. Cammina su tacchi alti, sicura, ad inciampare è solo qualche pensiero che, alle volte, la fa tornare su strade già percorse, perdendo l’orientamento e l’equilibrio. Ma poi li riacquista, ed è questo l’importante. Lo fa aggrappandosi alla dolcezza, a quel che è, nonostante tutto. Ed è già sera, è nuovamente tempo di amare.

I miei racconti brevi(ssimi): “Un sussurro potrebbe bastare”

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Un freno, e poi un altro ancora. Intrecciare le mani, per dirsi cosa? É un abbaglio, niente più. O è un miscuglio, magari un qualcosa in più…eppure mi guardo, ci guardo, e vedo il mondo che diviene tenero, spaesato e insolente, più di me.

Non voglio spingermi, nè buttarmi, resto ancorata, forse troppo, a questa apparente tranquillità che cerca di sgretolarsi ogni giorno, pian piano. 

Occhi negli occhi, dimmi ora quel che pensi. Sei superficiale come ti descrivono o c’è dell’altro sotto questa corazza? Ci sono progetti scivolati via dai rami come foglie stanche in autunno? Ci sono immagini nitide e vogliose di farsi scoprire come un arcobaleno all’affacciarsi del sereno?

Svelami cosa nascondi, cosa ti passa per la testa. Un sussurro potrebbe bastare, così come qualche sillaba connessa al cuore. Cerchiamoci quel tanto che basta per dire che ci sono. Io ci sono per te. Tu ci sei per me. 

Abbaiami pure contro. Ma fallo. Sputa quel che senti, proprio qui, davanti ai miei occhi. Se non sarai sensibile capirò pure. Non ti abbraccerò, scapperò dinanzi alle tue lusinghe, e non mi avrai.

Un abbraccio custodisce ogni significato più intenso. So che lo pensi, so almeno questo di te. Sfiorami le dita, le unghie, dimmi che ti piacciono, che ti piaccio. Passa le tue mani tra i miei capelli, asseconda ogni riccio, non dar retta ai capricci. 

Non temere di guardarmi negli occhi, guarda il mare e poi me. Getta via quegli occhiali e posa lo sguardo dove ti pare. Non far finta di nulla, non negare l’evidenza. Siamo io e te. Siamo già piccola e vera essenza. 

I miei racconti brevi(ssimi): ‘Le rose ci salveranno?’

Le rose ci salveranno?

rosa

L’ennesima bugia, accompagnata dai miei timori sempre più vivi. Esce quatto quatto, rientra quando vuole e ha uno strano odore addosso, anzi un piacevole profumo.

Non vado a caccia di labbra scarlatte appiccicate sul colletto della camicia né di macchie cremose di rossetto attorno alla bocca. Non sondo la casella di posta elettronica e la messaggeria telefonica.

Lo so e basta. So che se la spassa con un’altra, certamente più giovane di me, ma non so dire basta, come se quella ad esser divisa tra due amori e passioni fossi io. La vita è molto più facile per chi tradisce che per chi sa, vede senza vedere, e non è capace di far altro che subire e tacere.

Qualcosa mi lega a lui, dopo tanti anni di matrimonio, più del buon senso alla mia stessa anima. Il cuore non si lascia schiacciare dalla ragione e quest’ultima oramai ha deposto le armi, si è rassegnata all’idea e non ne vuole più sapere di lottare e ribellarsi con tutte le sue forze, se mai lo abbia fatto per davvero nella sua esistenza.

Il cuore galoppa ora. Sente che è rientrato. Un bacio leggero e affettuoso sulla guancia, una rapida carezza, sorrisi che chiedono scuse temporanee e un mazzo vaporoso di rose. Le adoro. Se lo ricorda. Lo abbraccio e ci vedo scioccamente salvi.

Le mie poesie, i miei pensieri, i miei racconti. Presto…qui!

Ciao 🙂

Come ben sapete amo scrivere, comunicare, dire ciò che sento e penso mediante la scrittura. Le parole che scorrono su un foglio (o su uno schermo) rappresentano al meglio ciò che sono e desidero. Ho tanta di quella roba scritta nel corso degli anni…racconti brevissimi, pensieri sparsi, poesie.

Alcune ‘creazioni’ sono online in e-book (M’ama non m’ama), quella ‘migliore’ (almeno credo!) è convogliata nel libro “Sogni Pizzicati”. Tutte le altre sono gentili invasori della mia casa, e soprattutto della mia vita. Ci ho pensato un po’ e ho deciso di…far invadere loro anche questo spazio, il mio blog!

Componimenti inediti e altri editi (quelli appunto contenuti nell’e-book) troveranno approdo qui, a breve.

Nella speranza che possiate apprezzarli e magari condividerli, dando così una mano alla sottoscritta, per essere letta e, perché no, criticata.

Grazie 😉