Pensieri sparsi: “Quel che sogna un sognatore”

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Penso di meritare uno spicchio di sogno, sono o non sono un sognatore?

Sogno di poter vivere del mio lavoro, della mia passione. Ho guardato troppe volte in faccia la delusione. Ella ha sempre giocato con me e con i miei sentimenti, come una bella donna e come la vita. Ma questo è ciò che spetta a chi sogna troppo e sogna il giusto.

Coloro che sognano poco o sognano l’ingiusto se ne fregano di uno come me. Lo ignorano, lo umiliano, o lo deridono, dipende dal tipo di persona che detiene la scelta nelle proprie mani.

Io intanto continuo a sognare. Cosa c’è di meglio che immaginarsi pittore, astronauta, calciatore o tutti e tre insieme?

Che male c’è nel dimenticare la quotidianità illusionista e vivere nel mondo dei sogni? Perché limitarsi alla fantasia e all’immaginazione? Là fuori c’è un universo di realtà. Così mi hanno detto i non sognatori, e mi sa che hanno ragione.

Parto per un nuovo viaggio, stavolta reale, nello zaino metto una tavolozza, una tuta spaziale e un pallone. Possono servire.

 

 

Immagine: illustrazione di Henn Kim

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L’ingiusto ruolo degli abbracci

È così in coppia. Gli abbracci finiscono nel dimenticatoio, vengono ripescati solo in casi di estrema necessità, assumendo, all’occorrenza, l’ingiusto ruolo. Ti abbracciano per consolarti, rincuorarti, salutarti, dirti addio. Che crudeltà. L’abbraccio dovrebbe scendere in campo solo per le cose belle.

Un pensiero tratto dal mio racconto “Sogni Pizzicati

Sogni copertina

Per saperne di più seguite la pagina Facebook Sogni Pizzicati di Veronica Notaro

Vorreste acquistarlo? Chiedete pure informazioni! 

😀

Il mio libro: ‘Sogni pizzicati’

Questo post è indirizzato a chi ama leggere e presta attenzione anche agli esordienti.

Io sono senz’altro una esordiente! Ho da poco pubblicato con Youcanprint Sogni Pizzicati, un romanzo breve dedicato ai giovani, all’amore, ai sogni e alla mia terra, il Salento, che amo tantissimo!

Vi riporto qui la sinossi dell’opera:

“Sogni pizzicati” è un romanzo breve che ha come protagonista il 30enne Paolo, milanese con origini salentine. Rimasto prestissimo orfano di madre, vive col padre, assente e molto diverso da lui. Paolo sognerà spesso una donna ballare la pizzica, ballo tipico del Sud e in particolare del Salento. Il sogno si rivelerà, in un certo senso, premonitore, dal momento che il giovane sarà contattato da una cugina di Lecce, che raggiungerà per vedere cosa i parenti materni hanno da dirgli. Nel Salento conoscerà meglio sua madre, i suoi sogni e, mediante tutto ciò, conoscerà meglio se stesso, riuscendo a capire davvero cosa vuole. Non mancherà l’amore. Il sogno iniziale si ripresenterà in maniera differente, aiutando il protagonista a vivere la realtà senza farsi troppe domande.

Vi ha incuriosito?

Se la risposta è sì potete acquistare il libro sul sito di youcanprint e nei vari store online (ibs, amazon, lafeltrinelli, e così via). Trovate la versione cartacea al prezzo di copertina di euro 10,00 e la versione digitale (solo su amazon) a meno di euro 3,00. E’ possibile ordinare il testo anche in libreria!

Per ulteriori informazioni contattatemi pure qui o su Facebook (https://www.facebook.com/veronica.notaro). Ho delle copie da distribuire nelle varie presentazioni e che potrei vendere direttamente io, anche occupandomi di un’eventuale spedizione.

Intanto vi invito a seguire la pagina Facebook dedicata al libro, che trovate QUI, per essere sempre aggiornati su eventi e novità legate a #sognipizzicati.

 

Grazie! 😀

Il mio e-book a soli 0,99 centesimi

Ciao! QUI trovate il mio e-book in vendita su Amazon a soli 0,99 centesimi!

Si tratta di una racconto lungo in cui emergono vari elementi e luoghi: il Salento, il rapporto padre-figlio, la figura materna, l’amore, i dubbi, la famiglia, le proprie origini, i sogni e la pizzica.

S’intitola Sogni Pizzicati. Mi date una mano a farlo conoscere?

Grazie!

Film: ‘Un fantastico via vai’ per dare coraggio ai sogni

Una di queste sere ho guardato il film di Leonardo Pieraccioni Un fantastico via vai“. Che dire? Mi è piaciuto tantissimo!

Risate, umorismo, ma non solo: ottimismo, nonostante tutto, e una morale che ci invita ad accettare quella che pare essere diversità, ma in fondo non lo è, perché siamo tutti uguali, mica diversi! E per saperlo basta davvero poco, cioè mettere da parte gli stupidi pregiudizi.

Inoltre, un insegnamento vero e proprio sul coraggio di osare e sognare di più, magari senza fermarsi all’atto astratto del sognare, bensì andando oltre, concretizzando i nostri desideri…o per lo meno, provandoci!

In fondo meglio dire di averci provato che rimpiangere, un giorno vicino o lontano, che di certo verrà, di non averlo fatto, non credete?

Vi lascio il link della canzone del film, cantata dallo stesso regista e attore:

La risata di mia figlia

Non è bellissima?

Digital Storytelling: mi racconto in un video

Ciao 🙂

condivido con voi il frutto di un laboratorio di Digital Storytelling che si è svolto nei giorni scorsi a Lecce e a cui ho partecipato.

Il corso, della durata di tre giorni, è stato guidato da Ginestra Odevaine ed è nato dall’iniziativa dell’associazione Vulcanica Mente (Presidente Sara Marzo) nell’ambito del progetto Youth for Change. Approfitto per ringraziarle!

E’ stata una bella esperienza che mi ha permesso di creare una storia personale che ho letto e raccontato io stessa in un video, formato da alcune mie foto. Insomma, ho parlato di me in un modo nuovo, coniugando immagini, scrittura e voce.

Risentire la propria voce registrata è un piccolo shock ahahahahah…non la amo particolarmente, ma tutto sommato mi sono divertita e messa alla prova. E poi ciò che conta è aver imparato qualcosa di nuovo e aver conosciuto altri giovani che come me si muovono, coltivano le proprie passioni, si impegnano, nella speranza di raggiungere la meta che sognano!

Potete guardare il mio video QUI.

Sullo stesso canale trovate i video degli altri partecipanti al laboratorio.

 

Donne che sognano: Dolce riflessione, un mio racconto

Dolce riflessione

 

Isabella se ne stava seduta sulla panchina, indispettita dal mondo intero. A scuola aveva ricevuto l’ennesimo brutto voto e rischiava di perdere l’anno.

Ma il rischio che più la tormentava era quello di perdere la propria famiglia. I suoi non facevano che litigare, si tradivano, e ne era certa, non avrebbero retto a lungo. Ben presto avrebbero divorziato. E lei? Lei era troppo giovane per essere sposata, ma aveva già alle spalle qualche storia andata male. I suoi diari erano pieni di frasi di rivolta, alternati a poesie mielose e cuori e teschi. Quando affermava qualcosa sul suo stato d’animo, tutti le facevano notare che in fondo aveva solo 17 anni, quindi che ne poteva sapere della sofferenza e della tristezza?

Non doveva fare i conti con un lavoro stressante né con la responsabilità di dover mantenere una famiglia. Doveva solo pensare a vestirsi bene, truccarsi in modo pesante, essere alla moda, fare gli occhi dolci ai ragazzi più grandi, ascoltare musica con l’mp3 e, magari, sognare ogni tanto.

Ma cosa avrebbe voluto fare da grande? Alle volte ci pensava. Le sarebbe piaciuto restare lì su quella panchina anche da adulta. Assaporare ogni giorno un pasticciotto stando semplicemente col sedere sul sedile ferroso e un po’ arrugginito. Sentire la crema invadere la bocca e non pensare ad altro, se non a gustare al meglio il dolce prelibato e tradizionale della sua terra, il Salento. E poi riflettere sulle parole della nonna, che da qualche mese non c’era più e alla quale era stata molto legata.

Quando i suoi erano a lavoro, passava ore ed ore con la nonna materna, parlando del più e del meno, e gustando il dolce magico, ovvero il pasticciotto, come lo chiamava sua nonna.

Faceva i capricci? Ecco che spuntava il dolce portentoso e si rimetteva tutto a posto. Si sentiva triste? Beh, la tristezza volava via già al solo vedere la nonna che attraversava la strada per andare a comprarle le paste, ossia pasticciotti e altre dolci prelibatezze, al piccolo bar di fronte casa.

Tra i vari ricordi, mentre era seduta su quella panchina, pensava costantemente alla possibile, ma  forse alquanto improbabile, magia del dolce in questione. In quel momento, e in tanti altri, ne avrebbe avuto bisogno. Un po’ come in tutti quei pomeriggi dopo scuola: si sedeva sempre alla “sua” panchina, come se l’avesse prenotata e la gente lo sapesse, dato che la trovava sempre, o quasi, libera, tutta per lei. Nei tiepidi pomeriggi di maggio cercava le risposte ai piccoli grandi tormenti della sua giovane età. Maggio era il suo mese preferito: la scuola stava per finire, le giornate cominciavano ad apparire più lunghe e luminose e fare serene passeggiate per la città era così piacevole!

Tra piazze, chiese, vicoli e palazzi baciati dal sole e dalla pietra leccese, e tra fontane, archi, facciate dalle forme barocche, pronte a catturare ad abbracci o a morsi i passanti, lei pensava. Bene o male, non le importava. Pensava ed era la cosa che le riusciva meglio. Ciò le permise di giungere a una conclusione: da grande avrebbe fatto la pensatrice. Chissà, da qualche parte nel mondo, una professione del genere poteva anche esistere per davvero. Avrebbe dovuto solo fare i conti con la nostalgia del pasticciotto, della pizzica, dei suoni e dei colori che invadevano le strade di quello che era il suo habitat naturale e, qualche volta, il suo cuore.