A tu per tu con Irene Fornaciari

Ho avuto il piacere di intervistare Irene Fornaciari…leggete l’intervista QUI

😉

 

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Pensieri sparsi: “Il dolce magico”

paticcio

Isabella se ne stava seduta sulla panchina, indispettita dal mondo intero. A scuola aveva ricevuto l’ennesimo brutto voto e rischiava di perdere l’anno.

Ma il rischio che più la tormentava era quello di perdere la propria famiglia. I suoi non facevano che litigare, si tradivano, e ne era certa, non avrebbero retto a lungo. Ben presto avrebbero divorziato. E lei? Lei era troppo giovane per essere sposata, ma aveva già alle spalle qualche storia andata male. I suoi diari erano pieni di frasi di rivolta, alternati a poesie mielose e cuori e teschi. Quando affermava qualcosa sul suo stato d’animo, tutti le facevano notare che in fondo aveva solo 17 anni, quindi che ne poteva sapere della sofferenza e della tristezza?

Non doveva fare i conti con un lavoro stressante né con la responsabilità di dover mantenere una famiglia. Doveva solo pensare a vestirsi bene, truccarsi in modo pesante, essere alla moda, fare gli occhi dolci ai ragazzi più grandi, ascoltare musica con l’mp3 e, magari, sognare ogni tanto.

Ma cosa avrebbe voluto fare da grande? Alle volte ci pensava. Le sarebbe piaciuto restare lì su quella panchina anche da adulta. Assaporare ogni giorno un pasticciotto stando semplicemente col sedere sul sedile ferroso e un po’ arrugginito. Sentire la crema invadere la bocca e non pensare ad altro, se non a gustare al meglio il dolce prelibato e tradizionale della sua terra, il Salento. E poi riflettere sulle parole della nonna, che da qualche mese non c’era più e alla quale era stata molto legata.

Quando i suoi erano a lavoro, passava ore ed ore con la nonna materna, parlando del più e del meno, e gustando il pasticciotto, ovvero il dolce magico, come lo chiamava sua nonna.

Faceva i capricci? Ecco che spuntava il dolce portentoso e si rimetteva tutto a posto. Si sentiva triste? Beh, la tristezza volava via già al solo vedere la nonna che attraversava la strada per andare a comprarle le paste, ossia pasticciotti e altre dolci prelibatezze, al piccolo bar di fronte casa.

Tra i vari ricordi, mentre era seduta su quella panchina, pensava costantemente alla possibile, ma  forse alquanto improbabile, magia del dolce in questione. In quel momento, e in tanti altri, ne avrebbe avuto bisogno. Un po’ come in tutti quei pomeriggi dopo scuola: si sedeva sempre alla “sua” panchina, come se l’avesse prenotata e la gente lo sapesse, dato che la trovava sempre, o quasi, libera, tutta per lei.

Nei tiepidi pomeriggi di maggio cercava le risposte ai piccoli grandi tormenti della sua giovane età. Maggio era il suo mese preferito: la scuola stava per finire, le giornate cominciavano ad apparire più lunghe e luminose e fare serene passeggiate per la città era così piacevole!

Tra piazze, chiese, vicoli e palazzi baciati dal sole e dalla pietra leccese, e tra fontane, archi, facciate dalle forme barocche, pronte a catturare ad abbracci o a morsi i passanti, lei pensava. Bene o male, non le importava. Pensava ed era la cosa che le riusciva meglio. Ciò le permise di giungere a una conclusione: da grande avrebbe fatto la pensatrice. Chissà, da qualche parte nel mondo, una professione del genere poteva anche esistere per davvero. Avrebbe dovuto solo fare i conti con la nostalgia del pasticciotto, della pizzica, dei suoni e dei colori che invadevano le strade di quello che era il suo habitat naturale e, qualche volta, il suo cuore.

La mia foto dell’estate 2017

Come ogni anno pubblico sul blog la mia foto dell’estate!

Di fotografie ne ho scattate parecchie…ma condivido qui questa…

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L’ho scattata a fine agosto a Santa Maria al Bagno, frazione del comune di Nardò (Le) dal lido BagnoMaria. Davvero un bel posto!

Il mare di notte è ancora più bello, non trovate? 😉

 

A tu per tu con l’autrice Maria Stella Falco

Lecce. Maria Stella Falco, classe ’89, di Ruffano, ha appena pubblicato la sua opera prima “Due tempi, due donne, due stralci di storie” (Youcanprint). Il percorso di studi dell’autrice emergente, senza dubbio, è stato molto legato al capoluogo barocco.

Infatti, dopo il diploma presso il Liceo delle Scienze sociali, nel 2008, ha conseguito la laurea triennale (2011) e magistrale (2013) in Lettere Moderne presso l’Unisalento. Durante gli studi universitari Maria Stella ha avuto modo di soddisfare il suo interesse per le materie psico-pedagogiche e didattiche, sostenendo alcuni specifici esami a scelta. Entrambe le sue tesi di laurea, nell’ambito disciplinare della Letteratura italiana contemporanea (cattedra del Prof. A. L. Giannone, del quale l’autrice dice “ha sempre creduto in me, incoraggiandomi“), sono l’esito della sua attività di ricerca sulle tematiche sociali della disabilità e della marginalità nel contesto della letteratura e del cinema contemporaneo. Inoltre, ha avuto la possibilità di partecipare ad altri percorsi formativi, in ambito universitario e non, inerenti tali interessi. Ora studia per conseguire la Laurea Triennale in Servizio Sociale.

Leggi l’intervista QUI

 

A tu per tu con Raffaele Rapanà, cake designer

Conosciamo Raffaele Rapanà, classe ’86, italo-tedesco (madre tedesca e padre italiano), il quale del cake design, sua grandissima passione, ha fatto un lavoro ricco di spunti e soddisfazioni.

Leggete QUI l’intervista per TgNordSalento e guardate le foto delle sue splendide creazioni!

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Villa a Martano 
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Villa a Otranto

A tu per tu con Gianluigi Mazzotta, ‘poeta social’

Gianluigi Mazzotta, venticinquenne squinzanese, è da qualche anno a Milano. Lavora da Zara Man in Galleria Vittorio Emanuele proprio nel capoluogo lombardo. La moda è una sua grande passione, ma non la sola.

Il giovane salentino ha un’altra grande passione o, meglio, ‘”bisogno” come ci dice lui stesso, ovvero quello di esprimersi attraverso la scrittura. Totem ha rivolto delle domande a Gianluigi al fine di far conoscere la sua ‘arte’, nonché di capire appieno cosa spinge un giovane oggigiorno a ‘buttarsi’ in un mondo, quello letterario, non semplice, seppur reso alle volte più ‘social’ e diretto da Facebook, Instagram, e affini.

Leggi QUI l’intervista

I miei racconti brevi(ssimi): “Quasi lo sento il vento del Salento”

Respirando quasi lo sento il vento del Salento. Lasciando cadere le palpebre avverto la forza del solo sole sfrontato, che non ammette repliche.

Fanno capolino nella mente il mare, gentile e carico di storie, i paesaggi umili e ricchi di semplicità e genuinità. Grano, viti, ulivi, che si rincorrono dietro i muretti a secco e abbracciano la terra chiara, desiderosa di acqua, vogliosa di esplodere di frutti.

Il tramonto sul mare e quello sulla campagna mi sono rimasti addosso, come l’aria buona delle sere d’estate, rigogliose di stelle, musiche pizzicate, tamburelli, frise e baci di sabbia e gocce salate.

Mi verrebbe da ballare, girare, posare lo sguardo sui foulard che ondeggiano leggeri. Ma qua non mi sembra il caso di farlo. Lo farei a ridosso delle dune o vicino a un dolmen. Lì sarebbe così naturale.

Questo è il posto dei palazzi alti, delle auto che si imbottigliano, della velocità e della competizione. La certezza e il concreto si trovano dove sono ora.

Nella terra che tanto mi manca invece, ben pronunciati, riecheggiano radici e sogni di ragazza.