Pensieri sparsi: “Trasparenza”

Lo sguardo trasparente, aperto a tutti,

con le emozioni e gli stati d’animo a vista.

Il vento che non incute paura, mentre cerca di far vacillare quella trasparenza

 – Cos’hai?

– Niente.

– Dove vai?

– Non lo so.

– Eppure ti si vede il mondo in faccia. Ti si legge molto del presente.

– E il passato? Il futuro?

– Sono entrambi nuvole, raggi di sole, gocce di pioggia, arcobaleni. Ci sono stati, e per questo torneranno.

– Spiegati meglio…

– Non occorre. I tuoi occhi trasparenti hanno già capito. Lo leggo, lo vedo, ricordi?

Pensieri sparsi, “Quel che vali”

Quel che vali lo sai solo tu. 

Lo specchio non sempre dice la verità. A volte è tremendamente bugiardo e non dà la giusta qualità all’immagine che restituisce.

Finge, inventa parole e promesse, celebra se stesso. Un po’ come un uomo. Per questo è meglio non fidarsi, né di uno, né dell’altro. 

Quel che vali lo decidi solo tu.

Senza accenti, apostrofi o punteggiatura, scrivi il tuo presente, il valore di oggi, che sarà la base, comoda e forte, di quello di domani. 

Attendi con beata voglia il futuro, inebriati del suo profumo, come fai col caffè la mattina mentre il liquido color terra sale su dalla moka. 

Quel che vali lo custodisci solo tu.

E se il mondo non lo vede adesso, non disperare. Lo potrà vedere nei tuoi occhi, col tempo, in ciò che fai, nell’amore che conservi e in quello che getti via, per il mare e il cielo. Lo osserverà nei sogni che insegui e nei sogni che inseguono te. 

Nelle mani che hai deciso di stringere e nelle mani che non hanno voluto attendere quel caffè, perdendosi la colazione e il risveglio più belli di sempre. 

 

Pensieri sparsi: “Un bel ricordo di lei”

Aveva un bel ricordo di lei.  Quei lunghi capelli ricci. Gli occhi profondi, a tratti smarriti. Le camicie a pois, gli orecchini fioriti, il passo incerto, alle volte anche senza tacchi. Le borse capienti per infilarci il mare con tutto il suo orizzonte. Le foto al tramonto che sapevano di verità.

Aveva un bel ricordo di lei. Gli abbracci che erano sempre pochi. Quei baci davvero vissuti. I sorrisi scambiati, senza limiti. Le parole sussurrate e le promesse sigillate da sguardi riservati a loro due.

Aveva un bel ricordo di lei. La sognava quasi ogni notte e teneramente sorrideva per l’intero giorno seguente, ripensando alle visioni notturne. E si preparava al meglio all’incontro successivo, privo di scudi perché il suo obiettivo era giungere spontaneo e accogliere le singole sfaccettature di lui e lei nella dimensione onirica.

Aveva un bel ricordo di lei e lo conservava gelosamente. Eppure lo raccontava, lo distribuiva, in perfetta contraddizione, come solo lui sapeva fare. Desiderava farla conoscere a tutti tramite i suoi racconti. E tutti dicevano “è stato un uomo fortunato”.

Non l’aveva più con sé, poteva solo rivederla nei sogni, raramente nella realtà, da lontano, ma gli restava la fortuna, e il ricordo, di essere stato amato da lei e di averla amata.