I miei racconti brevi(ssimi): “La rivoluzione del disamore”

Guarda nello specchio e ripercorre con la memoria, che da sempre è il suo forte, i vari cambiamenti che hanno interessato il suo look. Lunghi capelli biondi, a volte divisi in due trecce vive e intense come spighe di grano; un caschetto nero corvino, abbinato a un rossetto prugna, vagonate di eye-liner e un piercing evidente sul naso; dopo dolci boccoli color nocciola, qualche cerchietto fiorito, a far primavera almeno sulla testa, come contorno un sorriso ingenuo e al tempo stesso malizioso.

Solo alcune delle modifiche coincidono con le variazioni del cuore. Ogni delusione, un taglio, un colore, una coda, un make-up intenso o impercettibile, a seconda dei casi.

E’ proprio vero: quando si ha voglia di cambiare, di voltare pagina, si parte dai capelli. Uno sprint (piccolo) verso un nuovo traguardo, ossia ricominciare da noi stessi. E poi dalla chioma si passa al trucco, al modo di vestire. Insomma, ci si rivoluziona. Pensa proprio a questa rivoluzione, mentre alterna smorfie e facce serie davanti all’oggetto delle ‘mie brame’. Non chiede chi sia la più bella del reame. Alle favole non crede da un pezzo ormai.

La rivoluzione sta arrivando e tu da che parte stai? Lo scenario sta cambiando, si disegna un nuovo sfondo. E tu quale ombra sei?” Già, canticchia il brano dei Negramaro e si chiede ‘Mara, tu quale ombra sei? Da che parte stai?’

Chissà se è davvero pronta alla sua rivoluzione personale.

L’ennesima delusione, l’ennesimo capitolo carico di cuore chiuso, archiviato, sepolto. Trattiene il respiro, sorride, butta fuori tutta l’aria che ha dentro, con foga, con la speranza di estirpare così l’erba cattiva solo con un soffio. Tira indietro i capelli. ‘Questi colpi di luce mi donano, in effetti’. Un velo di gloss, un paio di orecchini grandi, color mare. Pronta per uscire. Prende sotto braccio la borsa, ci mette dentro, o almeno spera di farlo, lo stesso coraggio che ogni singolo girasole ha nel guardare in faccia il sole. Nessuna timidezza. Niente panico.

Un ultimo sguardo sicuro e trasparente allo specchio, eterno amico-nemico. Si chiude dietro la porta della camera, con fermezza, come se stesse voltando le spalle anche al disamore. Cammina su tacchi alti, sicura, ad inciampare è solo qualche pensiero che, alle volte, la fa tornare su strade già percorse, perdendo l’orientamento e l’equilibrio. Ma poi li riacquista, ed è questo l’importante. Lo fa aggrappandosi alla dolcezza, a quel che è, nonostante tutto. Ed è già sera, è nuovamente tempo di amare.

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