Pensieri sparsi: “Quel che sogna un sognatore”

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Penso di meritare uno spicchio di sogno, sono o non sono un sognatore?

Sogno di poter vivere del mio lavoro, della mia passione. Ho guardato troppe volte in faccia la delusione. Ella ha sempre giocato con me e con i miei sentimenti, come una bella donna e come la vita. Ma questo è ciò che spetta a chi sogna troppo e sogna il giusto.

Coloro che sognano poco o sognano l’ingiusto se ne fregano di uno come me. Lo ignorano, lo umiliano, o lo deridono, dipende dal tipo di persona che detiene la scelta nelle proprie mani.

Io intanto continuo a sognare. Cosa c’è di meglio che immaginarsi pittore, astronauta, calciatore o tutti e tre insieme?

Che male c’è nel dimenticare la quotidianità illusionista e vivere nel mondo dei sogni? Perché limitarsi alla fantasia e all’immaginazione? Là fuori c’è un universo di realtà. Così mi hanno detto i non sognatori, e mi sa che hanno ragione.

Parto per un nuovo viaggio, stavolta reale, nello zaino metto una tavolozza, una tuta spaziale e un pallone. Possono servire.

 

 

Immagine: illustrazione di Henn Kim

Pensieri sparsi: “Baciami. E non dimenticare nulla”

Illustrazione di Kuralay Kin
Dammi la mano.

Guardami, sfiorami, se occorre sorreggimi.

E sognami perché in questa vita, troppo reale,

è così bello sognare.

Ringraziami, se lo merito.

Abbracciami, anche se non tremo.

Invitami a ballare.

Sento la musica

e so che anche tu la puoi ascoltare.

Proteggimi, ma non troppo, dalle delusioni.

Aiutami a crescere. Ho ancora tanto da imparare.

Circondami di sguardi, consigli e riflessioni.

Dimmi “che bella che sei!”.

Dedicami quella canzone che mi fa impazzire.

Ho le lacrime agli occhi, non vedi come luccicano?

Baciami. E non dimenticare nulla.

Soprattutto non scordare me. 

 

 

Con questa poesia ho partecipato all’edizione 2017 di Coop for words 

Pensieri sparsi: “Ricomincio da chi sono”

Aprire la finestra allo scopo di lasciar volare via fogli ed emozioni, sino a quando la stanza diventa vuota e l’aria fuori ben satura.

Respirare a pieni polmoni fiabe, sogni, ricordi, ma anche vita vera, vissuta o ancora da vivere.

Tendere la mano verso le novità, abbracciare lati nuovi di me che affiorano ora gentili, ora ribelli, come se volessero accarezzare le mie giornate, eppure farsi sentire forti.

Non usare punti definitivi ai pensieri scritti o soltanto pensati, anzi permettere a una frase di divenire conferma, domanda o negazione, senza limiti prestabiliti. 

Cogliere spunti come fossero fiori a primavera, conchiglie lungo la riva, inseguire dettagli con lo sguardo, immaginando il punto in cui cielo e terra sono un’unica meravigliosa anima. 

Spingere altrove le sensazioni da evitare, magari nel frattempo cantare quella canzone che pare scritta proprio per me.

E ricominciare da chi sono e non da chi ero. 

Pensieri sparsi: “Trasparenza”

Lo sguardo trasparente, aperto a tutti,

con le emozioni e gli stati d’animo a vista.

Il vento che non incute paura, mentre cerca di far vacillare quella trasparenza

 – Cos’hai?

– Niente.

– Dove vai?

– Non lo so.

– Eppure ti si vede il mondo in faccia. Ti si legge molto del presente.

– E il passato? Il futuro?

– Sono entrambi nuvole, raggi di sole, gocce di pioggia, arcobaleni. Ci sono stati, e per questo torneranno.

– Spiegati meglio…

– Non occorre. I tuoi occhi trasparenti hanno già capito. Lo leggo, lo vedo, ricordi?

Pensieri sparsi, “Quel che vali”

Quel che vali lo sai solo tu. 

Lo specchio non sempre dice la verità. A volte è tremendamente bugiardo e non dà la giusta qualità all’immagine che restituisce.

Finge, inventa parole e promesse, celebra se stesso. Un po’ come un uomo. Per questo è meglio non fidarsi, né di uno, né dell’altro. 

Quel che vali lo decidi solo tu.

Senza accenti, apostrofi o punteggiatura, scrivi il tuo presente, il valore di oggi, che sarà la base, comoda e forte, di quello di domani. 

Attendi con beata voglia il futuro, inebriati del suo profumo, come fai col caffè la mattina mentre il liquido color terra sale su dalla moka. 

Quel che vali lo custodisci solo tu.

E se il mondo non lo vede adesso, non disperare. Lo potrà vedere nei tuoi occhi, col tempo, in ciò che fai, nell’amore che conservi e in quello che getti via, per il mare e il cielo. Lo osserverà nei sogni che insegui e nei sogni che inseguono te. 

Nelle mani che hai deciso di stringere e nelle mani che non hanno voluto attendere quel caffè, perdendosi la colazione e il risveglio più belli di sempre. 

 

Pensieri sparsi: “Mi guardavi. Lo facevi bene”

Mi guardavi. Lo facevi bene. In riva al mare, mentre le stelle e la torre stavano ad ammirare, silenziose, senza parole perché certe cose non si possono commentare.

Mi guardavi. Lo facevi bene. Davanti alla distesa infinita d’acqua che pareva impazzita sotto il sole e il vento. Eppure non si dava per vinta.

Mi guardavi. Lo facevi bene. Lungo la strada verso casa, tra buio e luce, tra perplessità e buoni propositi. 

Mi guardavi. Lo facevi bene. Me lo ripetevo e sorridevo, vivendo quella felicità in attesa dell’inevitabile tempesta. 

Pensieri sparsi, “Aspettative”

Aspettative disgraziate che prendono e mentono all’occorrenza. Giocano a fare le forti, e poi…

Aspettative nuove, ma che son sempre le stesse, a ogni storia, a ogni boccata d’ossigeno, a ogni bacio.

Aspettative agguerrite che colpiscono dritto al cuore, mettono a nudo le pretese e i desideri, andando oltre l’immaginazione.

Aspettative che pugnalano alle spalle, incedono senza timore e si nascono per meglio colpire.

Aspettative che nuotano nel mare del rancore, per comprendere, troppo tardi, che è tutto inutile, è tutto un bluff.

Aspettative che scrutano l’orizzonte dei sogni, lanciandosi sempre un po’ più in là, quel tanto che basta a far credere che non fosse solo un sogno.

Aspettative che ti dicono di non aspettarti proprio nulla, che così si vive meglio, forse a metà, ma meglio.

Aspettative che no aspettano più, hanno deciso loro per te, prima con passi incerti, consigli sussurrati, poi con piedi che si muovono con disinvoltura e voce ferma.

Aspettative che vogliono cambiare nome, strada e battito, per rinascere vere, più sincere, con la speranza di portare a casa ciò che inconsapevolmente promettono.

Pensieri sparsi: “Quanti baci…”

Quanti baci si dichiarano ultimi e invece non lo sono? Non riescono proprio a dirsi addio.

Quanti baci si danno la caccia senza venirne mai a capo? Giocano a nascondino nei boschi dei sentimenti e finiscono col perdersi davvero.

Quanti baci si dicono “torneremo” eppure sanno bene che ritorni non ce ne saranno. Si guarderanno da lontano per realizzare che le bocche resteranno distanti, come le mani, in un arrivederci stantio e bugiardo.