Il secondo classificato nella gara tv di Master Chef italian, Almo Bibolotti, ha avuto l’ennesima bella idea creativa: il panino del tifoso!
Per saperne di più leggete QUI
Il secondo classificato nella gara tv di Master Chef italian, Almo Bibolotti, ha avuto l’ennesima bella idea creativa: il panino del tifoso!
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Ciao 🙂
Oggi vi parlo di un prodotto provato diversi anni fa e che di recente ho ricomprato: Lozione Schiarente Camonilla Schultz.
Molte di voi certamente la conosceranno già, dal momento che è sul mercato da parecchio tempo. L’ho ricomprata per schiarire un po’ i miei capelli, naturalmente castano medio, con alcuni riflessi rame, dovuti a una precedente colorazione e all’uso di impacchi all’hennè e robbia.
Come detto prima, ho già testato questo prodotto anni fa ottenendo buoni risultati. L’importante con esso è non eccedere. Le prime volte che l’ho adoperato, lo ammetto, ho calcato un po’ la mano e le ciocche interessate dall’applicazione si sono schiarite velocemente, anche un po’ troppo, e hanno manifestato una leggera secchezza. Tuttavia, niente di drastico, visto che le ciocche biondo-oro non mi infastidivano, anzi mi piacevano, e la secchezza andava via con dei semplici impacchi di olio e maggiori cure (maschere e affini).
Quando ho deciso di ricomprare la lozione, lo scorso mese (in un negozio di cosmesi e igiene casa e persona, costo compreso tra i 5 e i 6 euro) ho prestabilito di usarla con maggiore parsimonia. Infatti, ne uso pochissima all’interno di impacchi pre-shampoo (fatti con balsamo, succo di limone e oli naturali) oppure ne metto un po’ nell’ultimo risciacquo, in modo che resti sui capelli sino allo shampoo successivo. In tal caso la abbino spesso a succo di limone e aceto (meglio aceto di mele), il tutto in dosi minime.
Solo una volta ho utilizzato il metodo che utilizzavo in passato, ossia quello di applicare gocce di lozione con un batuffolo di cotone, o mediante un pennello per la tintura, direttamente sulle ciocche da schiarire.
I capelli hanno acquistato riflessi più chiari, e in particolare le zone che già possedevano dei riflessi rame-rossicci, appaiono più luminose e chiare, nonostante le applicazioni in un mese circa non siano state poi tantissime.
Senza dubbio questa lozione permette risultati più evidenti sui capelli già più chiari in partenza. In estate poi, grazie all’azione del sole, consente di accelerare i processi di schiaritura, infatti intendo usarla nella prossima bella stagione.
Rispetto ad anni fa, il prodotto in questione ha subito dei miglioramenti nella sua formula, dato che ha un odore meno intenso, aiuta a non seccare i capelli e li rende meno crespi e ribelli di un tempo.
Sarei curiosa di provare anche gli altri prodotti della linea…
Ciao 🙂
QUI troverete un’intervista che vi farà conoscere meglio questa disciplina sportiva.

Per la seconda volta un prodotto targato Weleda conquista l’importante Premio Natura per la sezione cosmetici.
Infatti, già nel 2012 aveva centrato l’obiettivo con la Linea Baby Calendula.
Il Premio Natura 2014 è andato all’Olio per Massaggi all’Arnica, prodotto con l’utilizzo di piante provenienti da raccolta ecologica e certificata e da progetti di coltivazione spontanea sostenibile.

Gli italiani hanno dunque votato ancora Weleda per la sua attenzione verso l’ambiente, sempre manifestata nella realizzazione dei suoi prodotti, nonché per l’alta qualità e la naturalezza degli ingredienti che impiega.
Ciao 🙂
torno con le mie piccole recensione beauty, parlandovi di due prodotti make up per il viso.
Si tratta di Lasting Fix Fondotinta emolliente a lunga durata e Skin Feel Mattifyng Primer Base, entrambi targati N. 6 Beauty Experience e rigorosamente made in Italy.
Ho avuto la possibilità di provarne dei campioni e mi sono piaciuti molto.

Ciò che mi ha colpito maggiormente del primo prodotto è senz’altro la leggerezza a livello di consistenza che garantisce setosità a lunga durata sulla pelle. Insomma, il fondotinta Lasting Fix permette di avere un buon trucco viso senza appesantire o dare un effetto innaturale.
E’ delicato, ha un SPF 15, dunque è l’ideale per il giorno. La sua coprenza è media, pertanto è ok da abbinare a un correttore; è privo di parabeni e fragranze. Le tonalità di colore disponibili sono quattro.

Per quanto riguarda il primer Skin Feel Mattifyng ho notato in primis la sua efficacia a livello opacizzante. Infatti, aiuta a minimizzare le imperfezioni e a creare la giusta base make-up, eliminando e scongiurando l’anti-estetico effetto lucido.
Conferisce setosità e morbidezza alla pelle. Ovviamente, l’utilizzo di un primer permette al trucco di aderire meglio e durare più a lungo. Questo prodotto soddisfa appieno tale funzione.
Vorreste acquistare questi prodotti? Qui trovate l’e-shop del marchio N. 6 Beauty Experience.
Ciao 🙂
condivido con voi il frutto di un laboratorio di Digital Storytelling che si è svolto nei giorni scorsi a Lecce e a cui ho partecipato.
Il corso, della durata di tre giorni, è stato guidato da Ginestra Odevaine ed è nato dall’iniziativa dell’associazione Vulcanica Mente (Presidente Sara Marzo) nell’ambito del progetto Youth for Change. Approfitto per ringraziarle!
E’ stata una bella esperienza che mi ha permesso di creare una storia personale che ho letto e raccontato io stessa in un video, formato da alcune mie foto. Insomma, ho parlato di me in un modo nuovo, coniugando immagini, scrittura e voce.
Risentire la propria voce registrata è un piccolo shock ahahahahah…non la amo particolarmente, ma tutto sommato mi sono divertita e messa alla prova. E poi ciò che conta è aver imparato qualcosa di nuovo e aver conosciuto altri giovani che come me si muovono, coltivano le proprie passioni, si impegnano, nella speranza di raggiungere la meta che sognano!
Potete guardare il mio video QUI.
Sullo stesso canale trovate i video degli altri partecipanti al laboratorio.
E’ il pensiero del fotografo Braden Summers, come dimostrano i suoi scatti.
Guardateli QUI
Dolce riflessione
Isabella se ne stava seduta sulla panchina, indispettita dal mondo intero. A scuola aveva ricevuto l’ennesimo brutto voto e rischiava di perdere l’anno.
Ma il rischio che più la tormentava era quello di perdere la propria famiglia. I suoi non facevano che litigare, si tradivano, e ne era certa, non avrebbero retto a lungo. Ben presto avrebbero divorziato. E lei? Lei era troppo giovane per essere sposata, ma aveva già alle spalle qualche storia andata male. I suoi diari erano pieni di frasi di rivolta, alternati a poesie mielose e cuori e teschi. Quando affermava qualcosa sul suo stato d’animo, tutti le facevano notare che in fondo aveva solo 17 anni, quindi che ne poteva sapere della sofferenza e della tristezza?
Non doveva fare i conti con un lavoro stressante né con la responsabilità di dover mantenere una famiglia. Doveva solo pensare a vestirsi bene, truccarsi in modo pesante, essere alla moda, fare gli occhi dolci ai ragazzi più grandi, ascoltare musica con l’mp3 e, magari, sognare ogni tanto.
Ma cosa avrebbe voluto fare da grande? Alle volte ci pensava. Le sarebbe piaciuto restare lì su quella panchina anche da adulta. Assaporare ogni giorno un pasticciotto stando semplicemente col sedere sul sedile ferroso e un po’ arrugginito. Sentire la crema invadere la bocca e non pensare ad altro, se non a gustare al meglio il dolce prelibato e tradizionale della sua terra, il Salento. E poi riflettere sulle parole della nonna, che da qualche mese non c’era più e alla quale era stata molto legata.
Quando i suoi erano a lavoro, passava ore ed ore con la nonna materna, parlando del più e del meno, e gustando il dolce magico, ovvero il pasticciotto, come lo chiamava sua nonna.
Faceva i capricci? Ecco che spuntava il dolce portentoso e si rimetteva tutto a posto. Si sentiva triste? Beh, la tristezza volava via già al solo vedere la nonna che attraversava la strada per andare a comprarle le paste, ossia pasticciotti e altre dolci prelibatezze, al piccolo bar di fronte casa.
Tra i vari ricordi, mentre era seduta su quella panchina, pensava costantemente alla possibile, ma forse alquanto improbabile, magia del dolce in questione. In quel momento, e in tanti altri, ne avrebbe avuto bisogno. Un po’ come in tutti quei pomeriggi dopo scuola: si sedeva sempre alla “sua” panchina, come se l’avesse prenotata e la gente lo sapesse, dato che la trovava sempre, o quasi, libera, tutta per lei. Nei tiepidi pomeriggi di maggio cercava le risposte ai piccoli grandi tormenti della sua giovane età. Maggio era il suo mese preferito: la scuola stava per finire, le giornate cominciavano ad apparire più lunghe e luminose e fare serene passeggiate per la città era così piacevole!
Tra piazze, chiese, vicoli e palazzi baciati dal sole e dalla pietra leccese, e tra fontane, archi, facciate dalle forme barocche, pronte a catturare ad abbracci o a morsi i passanti, lei pensava. Bene o male, non le importava. Pensava ed era la cosa che le riusciva meglio. Ciò le permise di giungere a una conclusione: da grande avrebbe fatto la pensatrice. Chissà, da qualche parte nel mondo, una professione del genere poteva anche esistere per davvero. Avrebbe dovuto solo fare i conti con la nostalgia del pasticciotto, della pizzica, dei suoni e dei colori che invadevano le strade di quello che era il suo habitat naturale e, qualche volta, il suo cuore.
A Radio Deejay Fabio Volo cita Roberto Benigni, riproponendo un passo della sua lettura della Divina Commedia, in cui vengono evidenziate la centralità e l’importanza delle donne.
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