Inno alla bellezza

Cos’è la bellezza? La poesia può darci una, o più risposte.

INNO ALLA BELLEZZA, Charles Baudelaire

Vieni dal cielo profondo o esci dall’abisso,
Bellezza? Il tuo sguardo, divino e infernale,
dispensa alla rinfusa il sollievo e il crimine,
ed in questo puoi essere paragonata al vino.

Racchiudi nel tuo occhio il tramonto e l’aurora;
profumi l’aria come una sera tempestosa;
i tuoi baci sono un filtro e la tua bocca un’anfora
che fanno vile l’eroe e il bimbo coraggioso.

Esci dal nero baratro o discendi dagli astri?
Il Destino irretito segue la tua gonna
come un cane; semini a caso gioia e disastri,
e governi ogni cosa e di nulla rispondi.

Cammini sui cadaveri, o Bellezza, schernendoli,
dei tuoi gioielli l’Orrore non è il meno attraente,
l’Assassinio, in mezzo ai tuoi più cari ciondoli
sul tuo ventre orgoglioso danza amorosamente.

Verso di te, candela, la falena abbagliata
crepita e arde dicendo: Benedetta la fiamma!
L’innamorato ansante piegato sull’amata
pare un moribondo che accarezza la tomba.

Che tu venga dal cielo o dall’inferno, che importa,
Bellezza! Mostro enorme, spaventoso, ingenuo!
Se i tuoi occhi, il sorriso, il piede m’aprono la porta
di un Infinito che amo e che non ho mai conosciuto?

Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena,
tu ci rendi -fata dagli occhi di velluto,
ritmo, profumo, luce, mia unica regina!
L’universo meno odioso, meno pesante il minuto?

Almeno il derby! Elogio del Capitano

Un regalo l’Inter me l’ha fatto, quest’anno.

Il giorno del mio compleanno mi ha regalato un bel 4-2 nel derby. Mi ha regalato e ci ha regalato (mi rivolgo ovviamente ai tifosi nerazzurri).

Una stagione deludente…con polemiche, cambi di allenatore e una campagna acquisti pari a zero (o quasi).

Insomma, vincere il derby è stata una piccola gioia, una goccia nel mare del rammarico (calcistico).

Il futuro? Si spera di tornare a vincere…magari con la grinta dimostrata nel match col Milan, e manifestata qualche stagione fa; essa potrebbe rappresentare una marcia in più (da affiancare a qualche nuovo arrivo!).

La grinta che vedo sul volto di Zanetti, beh quella mi fa sperare. E ammirarlo mentre corre, come un ventenne, e “galoppa” veloce, mi fa pensare che il tempo non logora Capitani del genere (http://www.youtube.com/watch?v=NkfyZL2wUpI&feature=share).

E ancora la festa a Cordoba per la sua ultima partita a San Siro…l’abbraccio da parte dei compagni, le emozioni, i sentimenti veri e sinceri che vengono palesati, senza timore e con spontaneità. Questo è il calcio che vogliamo e meritiamo.

Un grido verso chi tenta di distruggere i sogni di noi giovani (e non solo)

“Griderei: vergogna!

A chi non fa il proprio dovere,

e non rispetta i diritti altrui;

a chi non si impegna abbastanza

fregandosene di tutto e tutti;

a chi vive la vita giusto per viverla, senza amarla fino in fondo.

 

Griderei ancora: vergogna!

A chi si accontenta di qualcosa solo per non fare sacrifici,

e a chi, invece, è pronto a rinunciare pur di non rischiare;

a chi pensa di vergognarsi troppo

e a chi non ha mai provato vergogna.

 

Griderei: vergogna!

A chi non è fiero di se stesso,

a chi non lo è neppure degli altri;

a chi sputa in faccia la realtà, e a chi si nasconde dietro false verità;

a chi spera che la vergogna cessi di esistere, e vergogna! A chi, mentendo,

dice non aver sognato di gridarlo almeno una volta…”

 

Questa è una poesia che ho scritto nel 2007, diciamo in “tempi non sospetti”, quando in Italia era tutto, o quasi, più semplice.

Quando pensavo poco al futuro. Beh in fondo avevo solo 21 anni…non avevo ancora una laurea, non conoscevo per nulla il mondo del lavoro.

Ma adesso ne so qualcosa. La situazione per tutti, in particolare per noi giovani, è difficile, terribile. Lo leggiamo e lo ascoltiamo ogni giorno.

E i sogni? E coloro che hanno sempre sognato?  Chi si cura di loro? Nessuno, forse.

Ma i sogni sono nostri, e pure se precari (sì, anche quelli!) fanno parte di noi, li possediamo, ci appartengono.

E nessuno ce li porterà via dal cuore e dall’anima.

Dal cassetto delle (mie) poesie: “Si incontrarono”

Un giorno accadde:

si incontrarono sul treno che andava veloce, come il battito del loro cuore.

Gli occhi color cioccolato di lui sembrarono voler incontrare quelli di lei,

e il sorriso malizioso di lei ricambiò quelli invitanti di lui.

Non resistettero, o semplicemente non lo seppero fare.

Dopo pochi giorni, molto simili ad attimi,

la bocca di lui strinse quella di lei, mentre i loro corpi furon sempre più vicini…

e come la grandine che furiosamente batte sui vetri di quella grande finestra, fino a frantumarli,

così essi riuscirono a rompere quel frastuono,

lasciandosi trasportare da quel richiamo spensierato che,

per un momento rubato,

fece dimenticare quel che erano e sarebbero stati.

 

Ciascuno dei suoi spermatozoi è un calciatore in potenza

Qualche pensiero celebre sul gioco del calcio…

Il calcio è inscritto nei geni degli uomini e ciascuno dei  suoi spermatozoi è un calciatore in potenza che sogna di essere un giorno  selezionato per andare in finale!

Vincent Roca

Il calcio è il riflesso della nostra società. Guardate bene  l’espressione di un giocatore in campo, è la sua fotografia nella vita.

Aimé Jacquet

La giovinezza finisce il giorno in cui il tuo calciatore  preferito ha meno anni di te.

David Trueba

Pensieri di nonna: quando tirava Mazzola…

Il pensiero di mia nonna sul calcio moderno (tradotto in italiano, direttamente dal leccese!) : “La squadra di Mazzola (il Torino di Valentino Mazzola) era forte veramente, tuo nonno diceva che il pallone, quando tirava lui, si perdeva, usciva fuori dal campo, non lo trovavano più. I calciatori di oggi non sono forti come quelli di un tempo”.

Per non dimenticare: http://it.wikipedia.org/wiki/Tragedia_di_Superga

Voglio essere un supereroe Marvel!

La scorsa settimana sono andata al cinema e ho visto The Avengers (http://www.mymovies.it/film/2012/theavengers/) film incentrato sull’azione combinata di quattro celebri supererori targati Marvel, ovvero Iron Man, Hulk, Thor e la Vedova Nera, impegnati nella lotta contro il male, rappresentato dal fratello di Thor, Loki.

Una storia emozionante, un film ben fatto, che ti fa venir voglia di essere un supereroe, se non per sempre, almeno per un giorno!

Mancava Spiderman, il mio supereroe preferito…dopo di lui, ora, viene Hulk!

Mi racconto/Chi sono i rompi-sogni?

Sognando

Il campo posticcio tra l’erba dispettosa, dei sassi per le porte, sarà difficile accertare i goal, ma sarà bello giocare, incuranti della terra pronta a sporcarci i vestiti, e per nulla preoccupati delle eventuali cadute, con ginocchio sbucciato annesso.

Ma chi gioca a calcio si cura di tutto ciò? Non credo. Nel momento in cui ci sono un campo, un pallone, la compagnia, si pensa solo a giocare, e alle volte basta solo una palla, gli altri ingredienti non sono indispensabili. Il calcio è meglio di una torta. Conoscete un dolce fatto da un unico ingrediente? Il gioco del calcio è così essenziale che un semplice pallone davvero può bastare. Spesso anche quello è posticcio, proprio come il campo. Fogli di carta assumono in fretta e furia le sembianze sferiche, un po’ di nastro adesivo per bloccare l’opera d’arte che, appena creata, è là a guardarci. E a chiamarci, a implorare un calcio, in modo persuadente. Dire di no? Impossibile. Il sogno di ogni pallone è essere protagonista, toccare la rete (e quando non c’è, superare lo spazio delimitato dai sassi) e vibrare al grido “Goal!”. E quasi sempre il suo sogno coincide con quello di chi gioca, o meglio il suo desiderio si realizza grazie a chi lo calcia, lo difende, lo lascia fuggire.

Giocare è come sognare: perché restare fermi e non assecondare il richiamo del gioco? Perché non cedere alla tentazione dei sogni?  Per sognare occorre muoversi tra realtà e immaginazione, e in campo il confine tra questi due mondi paralleli è così labile. Un po’ come quando sei allo stadio e i giocatori ti sembrano vicinissimi, piccoli, potresti prenderli con una mano, e invece sono lontani, grandi, scattanti e inafferrabili. E chi guarda è protagonista in qualche modo: è al centro di un sogno più vasto, che coinvolge tutti e, senza esitare, urla la propria passione.

Anche davanti allo schermo siamo tutti allenatori, giocatori, oltre che tifosi e appassionati. “Ma dai fai entrare lui?” quante volte lo abbiamo detto, riponendo poca fiducia nel mister di turno. “Quel goal lo avrei fatto anch’io!” Chi non l’ha mai detto? In queste circostanze siamo tutti campioni, ci sentiamo coraggiosi, forti, nel bene e nel male. E ciò può essere una fortuna, perché non fa altro che spingere il sogno individuale, il motore della vita di ognuno di noi.

E quante volte abbiamo dovuto far i conti con i rompi – sogni del momento? “Il calcio? Degli stupidi che vanno dietro a un pallone! Che ci trovi?”. Ci trovo tutto e ci trovo niente. Ci trovo concretezza e astrattezza, ci vedo ricchezza (economica, troppa; e spesso d’animo, perché molti sono campioni anche dentro) e povertà (alle volte d’animo, di umiltà, un po’ come nella vita di tutti i giorni). Ci vedo anche lacrime, di delusione e di gioia, sorrisi, sguardi pensierosi, giocate, esultanze, grinta, voglia di non mollare. Ed è questo il tutto che ci trovo. E’ questa la mia risposta ai rompi – sogni, e credo che non ci possa essere risposta migliore.

I sogni risiedono nel cuore, e se il calcio è il tuo sogno, anche lui ha un posto nel tuo cuore. Alimenterà ogni battito di fantasia, raccoglierà le briciole di amarezza per gettarle via, il più lontano possibile. Non potrebbe essere altrimenti.

E tante sono le sue sfaccettature: le inquadrature sui campi, le interviste dei nostri campioni, i goal, il rispetto, il riscatto, elementi che creano un mix speciale, tra l’odore buono e reale del pranzo della domenica. Tra l’odore impercettibile delle bandiere, degli striscioni e delle attese.

E’ una storia di odori, suoni, sogni e fantasie. Non è soltanto una mia storia, un mio pensiero, ma è la storia di ognuno di voi, vecchi e nuovi proprietari, fautori, ingegneri improvvisati, di campi posticci; di voi geniali artefici di sfere di carta, e di voi, autentici sognatori che non mollano mai.

Il sogno é ancora intatto e tu lo sai…

La coscienza di ZemanAntonello Venditti (anno 1999)

E’ una torrida sfida
ideologicamente proibita
agli schemi d’attacco
il palazzo risponde col tacco
Ma il tempo sta scadendo ormai
tieni palla dai…
il pareggio mai…
tu non lo firmerai…
Perché non cambi mai
il sogno é ancora intatto e tu lo sai
Perché non cambi mai
il sogno non si avvera quasi mai
No non é una partita
volgarmente si chiama corrida
c’é la testa del toro
e nessuno ti chiede perdono
La folla sta impazzendo ormai
all’attacco vai …
in difesa mai …
tu non ti fermerai …
Perché non cambi mai
il sogno é ancora intatto e tu lo sai
Perché non cambi mai
il sogno non si avvera quasi mai
La folla sta impazzendo ormai
all’attacco vai …
in difesa mai …
tu non ti fermerai …
Perché non cambi mai …
Perché non cambi mai …