Note e sport/Gemelli Diversi

Ed ecco un’altra canzone “calcistica” con significati fortemente radicati nella vita di tutti i giorni…

 

Tu corri, Gemelli Diversi (anno 2002)

 

Ehi, questa mattina giù al parco, sai si parlava di quando
ci si allenava nel fango e il mondo lo si scopriva giocando…
Ricordi il tipo che parlava poco? Lui già vedeva il suo scopo,
dentro lo sguardo bruciava quel fuoco…
Amava il gioco, amava il suo pallone,
viveva per diventare il migliore, lo si chiamava il campione…
Sembrava un uomo con le sue scarpette addosso, guardava avanti fisso e diceva a se stesso:

Ci sei solo tu, con quella porta davanti
e un tiro da segnare che aspetta per svelarti se…
Tutti quei sogni per cui tu corri…
Li meriti davvero o son solo illusioni folli…
Solo tu, e quella porta più in là…
Sotto i fischi di tutti quando quel tiro non va…
Particolari sciocchi, se bari si vede dagli occhi…
Niente paura tu corri…Tu corri…

“In questa vita niente è dato per niente”,
diceva continuamente quel ragazzino già grande
coi sogni da adolescente, nel campetto tra i palazzi si allenava al mondo,
metteva il cuore sul campo e mostrava il suo talento.
Attento ad ogni appunto dell´allenatore,
cresceva col suo pallone la stoffa del giocatore,
un campione coi sogni impressi negli occhi,
suo padre là sugli spalti si rivedeva in carriera, quando giocava ai suoi tempi;
per non deluderlo fece un provino e subito
si ritrovò con un contratto in fronte al grande pubblico,
vide i suoi sogni realizzati in un lampo…
Il ragazzino ormai un uomo che da spettacolo in campo,
ed è l’orgoglio del padre, di tutta la famiglia,
negli occhi lo stesso fuoco e quando combatte nell’area,
mette la voglia, fantasia, altruismo per la sua squadra,
mentre ripete a se stesso cercando la sua vittoria:

Ci sei solo tu, con quella porta davanti
e un tiro da segnare che aspetta per svelarti se…
Tutti quei sogni per cui tu corri…
Li meriti davvero o son solo illusioni folli…
Solo tu, e quella porta più in là…
Sotto i fischi di tutti quando quel tiro non va…
Particolari sciocchi, se bari si vede dagli occhi…
Niente paura tu corri…Tu corri…

Mentre dall’alto dei gradini, per bambini ed ultras,
sei uno che ama tutto quello che fa, problemi non ha,
che non fatica, tu sai che non è così ma
quello guarda la tua vita da là in fondo, che ne sa?
Di chi rovina quello per cui tu vivi,
attaccanti sorridenti, finti e spenti trasformati in divi,
col conto pieno e un matrimonio sincero,
o con donne che mai hanno amato davvero…
Ecco perché fermarsi qui è troppo facile ormai,
e dire basta così ti rende fragile sai?
Ora che quello che hai, non brilla più come oro,
non pensi a farti donne ipocrite, tu dentro non sei come loro,
non è la grana che ti spinge, ma è la voglia, (oh, no!)
di essere un nome inciso a fuoco nella storia!
Come una luce da seguire, con la stessa frase in testa impressa fino alla fine:

Ci sei solo tu, con quella porta davanti
e un tiro da segnare che aspetta per svelarti se…
Tutti quei sogni per cui tu corri…
Li meriti davvero o son solo illusioni folli…
Solo tu, e quella porta più in là…
Sotto i fischi di tutti quando quel tiro non va…
Particolari sciocchi, se bari si vede dagli occhi…
Niente paura tu corri…Tu corri…

Solo tu… (solo tu…)
Sotto i fischi di tutti quando quel tiro non va…
Particolari sciocchi…
Se bari si vede dagli occhi…
Niente paura, tu corri.

Mise il cuore dentro alle scarpe e corse più veloce del vento

Ho “scoperto” da poco questa canzone, anche se non è affatto recente (anagraficamente è più “grande” di me), ma credo sia molto attuale.

Ne avevo sentito parlare, mi sarà di certo capitato di ascoltarla in maniera distratta alla radio, insomma la conoscevo in modo superficiale e indiretto.

Solo adesso ho prestato più attenzione e ho letto con cura il testo, che è una vera e propria poesia.

Un inno allo sport, al calcio, a chi ci crede e non intende mollare.

Nel gioco, nella vita, perché in fondo occorre “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”

La Leva Calcistica Della Classe ’68, Francesco De Gregori (anno 1982)

Sole sul tetto dei palazzi in costruzione,
sole che batte sul campo di pallone e terra
e polvere che tira vento e poi magari piove.
Nino cammina che sembra un uomo,
con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura.
Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro a un bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.
Nino capì fin dal primo momento,
l’allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro alle scarpe
e corse più veloce del vento.
Prese un pallone che sembrava stregato,
accanto al piede rimaneva incollato,
entrò nell’area, tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare.
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
questo altro anno giocherà con la maglia numero sette.

Scopri che la vita è un gioco di centimetri

In fondo, il calcio è come la vita: questione di voglia di battersi, questione di centimetri.

“Non so cosa dirvi davvero
Tre minuti.. . .alla nostra più difficile  sfida professionale.
Tutto si decide oggi.
Ora, noi o risorgiamo come squadra o cederemo
Un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta.
Siamo all’inferno adesso, signori miei.
Credetemi.
E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi …oppure aprirci la strada lottando verso la luce.
Possiamo scalare le pareti  dell’inferno.
. . .un centimetro alla volta.
Io Però, non posso farlo per voi.
Sono troppo vecchio.
Mi guardo intorno , vedo i vostri giovani volti  e penso. . .
certo che ho commesso tutti gli errori che un uomo di mezz’età può fare.
si perchè io …..ho sperperato tutti i miei soldi, che ci crediate o no.
Ho cacciato via tutti quelli che mi volevano bene.
E da qualche anno mi dà anche fastidio la faccia che vedo nello specchio.
Sapete, col tempo, con l’età, tante cose ci vengono tolte.
Ma questo fa … fa  parte della vita.
Però  tu lo impari solo quando le cominci  a perdere.
E scopri che la vita è un gioco di centimetri.
E così è il football.
Perché in entrambi questi giochi, la vita e il football. . .
. . .il margine di errore è ridottissimo.
Capitelo
Mezzo passo fatto un pò in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate
Mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti  e mancate la presa.
Ma i centimetri che ci servono sono dappertutto, sono intorno a noi.
Ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo.
In questa squadra si combatte per un centimetro.
In questa squadra, massacriamo di fatica noi stessi  e tutti quelli intorno a noi, per un centimetro.
Ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro….
perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora  farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta!
La differernza fra vivere e morire
E voglio dirvi una cosa. In ogni scontro. . .
. . .è colui il quale  è disposto a morire che guadagnerà un centimetro.
E io so che se potrò avere un’esistenza appagante
sarà perchè sono  disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro.
La nostra vita è tutto lì,  in questo consiste
è in quei dieci  centimetri davanti alla faccia!
Ma io non posso obbligarvi a lottare!
Dovete guardare il compagno che avete accanto!
guardarlo negli negli occhi!
Io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare  terreno  con voi!
che ci vedrete un uomo che si sacriferà volentieri per questa squadra
consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui

Questo è essere una squadra, signori miei
perciò o noi risorgiamo adesso, come collettivo o saremo annientati individualmente.
è il football, ragazzi.
È tutto qui.
Allora che cosa volete fare?”

Dal film Ogni maledetta domenica, discorso di Al Pacino nello spogliatoio.

Il buono che c’è nel pallone

Il calcio dovrebbe liberarsi dai tanti, troppi interessi.

Questa è un po’ la sintesi di quanto affermato dal giornalista Antonio Bartolomucci a Radio Norba stamattina. Ovviamente non posso essere che d’accordo.

Gli interessi economici, il business e lo spettacolo (spesso legati tra loro o complementari) appaiono come i veri padroni del calcio moderno. Sarebbe bello poter eliminare tale sudditanza.

Utopia? Forse sì, forse no.

Intanto concentriamoci su ciò che di buono il calcio fa ed offre, oppure su quello che tramite esso è possibile creare e dare.

Ad esempio, la Fondazione Magnoni realizza il progetto “Un campo nel cortile”, consistente nella costruzione di campi di calcio a 7 di ultima generazione in contesti disagiati (fonte Il Sole 24 ore).

O ancora, pensiamo a Totò Di Natale (nonché alla società Udinese) che incita a dare tutti una mano alla sorella disabile di Morosini, il giovane giocatore deceduto sabato scorso. Ha bisogno di aiuto, non per un giorno, ma per tutta la vita. Lo si deve a lei e al calciatore scomparso.

Ripartiamo da questo, dal buono che c’è nel mondo del pallone.

Lassù. Un pallone, un sogno e TU

Per oggi avevo in mente un post decisamente diverso, ma quello che è successo nella giornata di ieri mi ha sconcertato e rattristato.

Parlo della morte di Piermario Morosini, durante la partita Pescara-Livorno.

Il giovane giocatore (25 anni) è crollato a terra per un malore, è poi morto in ospedale.

Andando oltre le polemiche, circa il ritardo dell’ambulanza causato da un’auto che ostruiva l’ingresso in campo, ciò che resta e conta è il ricordo, inevitabilmente legato alla rabbia per questi terribili episodi, troppo frequenti.

Vita ingiusta.

Corri dietro a un pallone, segui il tuo sogno, anche lassù.

Fuori-blog: la bellezza è un atteggiamento

“Era capace di trasformare una donna dall’aspetto insignificante, valendosi della cornice di una chioma vaporosa e dell’artificio dei cosmetici sapientemente combinati, ma, soprattutto, riusciva a dare a ognuna la sicurezza del proprio fascino, perché in ultima istanza la bellezza altro non è che un atteggiamento

 

Isabel Allende, D’amore e ombra

Note e sport/Cesare Cremonini

Marmellata #25 di Cesare Cremonini (anno 2005)

“Ci sono le tue scarpe ancora qua,
ma tu te ne sei già andata.
C’è ancora la tua parte di soldi in banca,
ma tu non ci sei più.
C’è ancora la tua patente rosa tutta stropicciata,
e nel tuo cassetto un libro letto e una Winston blu.
L’ho fumata.

Ci sono le tue calze rotte la notte in cui ti sei ubriacata,
c’è ancora lì sul pianoforte una sciarpa blu.
Ci sono le tue carte, il tuo profumo è ancora in questa casa
e proprio lì, dove ti ho immaginata, c’eri tu.

Ah! Da quando Senna non corre più…
Ah! Da quando Baggio non gioca più…
Oh no, da quando mi hai lasciato pure tu…
Non è più Domenica!
Ma poi si dimentica: e non si pensa, non si pensa più!

Ci sono le tue scarpe ancora qua ma tu non sei passata
Ho spiegato ai vicini ridendo che tu non ci sei più!
Un ragazzo in cortile abbraccia e bacia la sua fidanzata,
proprio lì dove ti ho incontrata,
non ci sei più.

Ah! Da quando Senna non corre più…
Ah! Da quando Baggio non gioca più…
Oh no no, da quando mi hai lasciato pure tu…
Non è più Domenica e…
… e non si dimentica…

Ora vivo da solo in questa casa buia e desolata
Il tempo che davo all’amore lo tengo solo per me,
ogni volta in cui ti penso mangio chili di marmellata,
quella che mi nascondevi tu…
… l’ho trovata…!”

Note e sport/Ligabue

Porto avanti lo spazio “Note e sport” con questa canzone del Liga, in cui viene citato Gabriele (Lele) Oriali, noto mediano degli anni ’70 dell’Inter e della Nazionale.

Una vita da mediano di Luciano Ligabue (anno 1999)

 

“Una vita da mediano
a recuperar palloni
nato senza i piedi buoni
lavorare sui polmoni
una vita da mediano
con dei compiti precisi
a coprire certe zone
a giocare generosi

sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n’hai stai lì
una vita da mediano
da chi segna sempre poco
che il pallone devi darlo
a chi finalizza il gioco
una vita da mediano
che natura non ti ha dato
nè lo spunto della punta
nè del 10 che peccato

sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n’hai stai lì
stai lì
sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n’hai
finche ce n’hai
stai lì
una vita da mediano
da uno che si brucia presto
perché quando hai dato troppo
devi andare e fare posto
una vita da mediano
lavorando come Oriali
anni di fatica e botte e
vinci casomai i mondiali

sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n’hai stai lì
stai lì
sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n’hai
finchè ce n’hai
stai lì”