Il buono che c’è nel pallone

Il calcio dovrebbe liberarsi dai tanti, troppi interessi.

Questa è un po’ la sintesi di quanto affermato dal giornalista Antonio Bartolomucci a Radio Norba stamattina. Ovviamente non posso essere che d’accordo.

Gli interessi economici, il business e lo spettacolo (spesso legati tra loro o complementari) appaiono come i veri padroni del calcio moderno. Sarebbe bello poter eliminare tale sudditanza.

Utopia? Forse sì, forse no.

Intanto concentriamoci su ciò che di buono il calcio fa ed offre, oppure su quello che tramite esso è possibile creare e dare.

Ad esempio, la Fondazione Magnoni realizza il progetto “Un campo nel cortile”, consistente nella costruzione di campi di calcio a 7 di ultima generazione in contesti disagiati (fonte Il Sole 24 ore).

O ancora, pensiamo a Totò Di Natale (nonché alla società Udinese) che incita a dare tutti una mano alla sorella disabile di Morosini, il giovane giocatore deceduto sabato scorso. Ha bisogno di aiuto, non per un giorno, ma per tutta la vita. Lo si deve a lei e al calciatore scomparso.

Ripartiamo da questo, dal buono che c’è nel mondo del pallone.

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