Note e sport/Rita Pavone

Una delle più celebri canzoni dedicate allo “sport del pallone”.

La partita di pallone, Rita Pavone (anno 1962)

“Perché perché
la domenica mi lasci sempre sola
per andare a vedere la partita
di pallone
perché perché
una volta non ci porti anche me.
Chissà, chissà
se davvero vai a vedere la tua squadra
o se invece tu mi lasci con la scusa
del pallone
chissà, chissà
se mi dici una bugia o la verità.
Ma un giorno ti seguirò
perché ho dei dubbi
che non mi fan dormir.
E se scoprir io potrò
che mi vuoi imbrogliar
da mamma ritornerò.
Perché perché
la domenica mi lasci sempre sola
per andare a vedere la partita
di pallone
perché, perché
una volta non ci porti anche me
Una volta non ci porti anche me”

C’è un’unica creatura che può fermarti, e quella creatura sei tu.

E quando corri dietro a uno o più sogni, frasi del genere non possono far altro che bene…

“Non perdere mai la speranza
nell’inseguire i tuoi sogni,
perché c’e’
un’unica creatura che può fermarti,
e quella creatura sei tu.
Non smettere
mai di credere in te stessa e nei tuoi sogni.
Non
smettere mai di cercare,
tu realizzerai sempre ogni cosa ti metterai in testa.

L’unico responsabile del tuo successo
o del tuo fallimento sei
tu, ricordalo…
ogni pensiero o idea pronunciata a voce alta viaggia nel
vento,
la voce corre nell’aria, cambiandone il corso.
Se sei brava da
udire abbastanza,
tu potrai ascoltare l’eco di saggezze
e conoscenze
lontane nel tempo e nello spazio.
Tutto il sapere del mondo e’ a
disposizione di chiunque sia disposto
a credere e a voler
ascoltare.

La libertà e’ una scelta
che soltanto tu puoi fare:
tu sei legata soltanto dalle catene delle tue
paure.
Non e’ mai una vera tragedia provare e fallire,
perché prima o poi
si impara, la tragedia e’
non provarci nemmeno per paura di
fallire.

Mentre noi possiamo orientare
le nostre mosse verso un
obiettivo comune,
ognuno di noi deve trovare la sua strada,
perché le
risposte non possono essere trovate
seguendo le orme di un’altra
persona….
Se tu puoi compiere grandi cose quando gli altri credono in
te,
immagina ciò che puoi raggiungere
quando sei tu a credere in te
stessa”

Peter O’Connor, tratto da Ali sull’oceano

Note e sport /883

Tante canzoni parlano del mondo sportivo…mica male il connubio musica/sport!

La dura legge del gol, 883 (anno 2002)

 

Chi le ha inventate le fotografie
chi mi ha convinto a portar qui le mie
che poi lo sappiamo
scattan le paranoie
Le facce nelle foto accanto a noi
entrate nelle nostre vite e poi
scappate di corsa
per non tornare mai
Quanti in questi anni ci han deluso
quanti col sorriso dopo l’uso ci hanno buttato
si alza dalla sedia del bar chiuso
lentamente Cisco e all’improvviso dice:
“Voi non capite un cazzo è un po’ come nel calcio”
E’ la dura legge del gol
fai un gran bel gioco però
se non hai difesa gli altri segnano
e poi vincono
Loro stanno chiusi ma
alla prima opportunità
salgon subito e la buttan dentro a noi
la buttan dentro a noi
Da queste foto io non lo direi
che di tutta ‘sta gente solo noi
siam rimasti uniti
senza fotterci mai
Sull’amicizia e sulla lealtà
ci abbiam puntato pure l’anima
per noi chi l’ha fatto
chi per noi lo farà
Quanti in questi anni ci han deluso
quanti col sorriso dopo l’uso ci hanno buttato
Si alza dalla sedia del bar chiuso
lentamente Cisco e all’improvviso dice:
“Voi non capite un cazzo è un po’ come nel calcio”
E’ la dura legge del gol
fai un gran bel gioco però
se non hai difesa gli altri segnano
e poi vincono
Loro stanno chiusi ma
alla prima opportunità
salgon subito e la buttan dentro a noi
la buttan dentro a noi
Il tipo con il cappellino blu
dei New York Yankees quello lì sei tu
mi sa che anche al cesso
te lo tenevi su
E quella nella foto accanto a te
non è il fenomeno della tua ex
quella che diceva:
“Scegli o loro o me”
Quante in questi anni ci han deluso
quante ci hanno preso e poi di peso ci hanno buttato
Si alza dalla sedia del bar chiuso
lentamente Cisco fa un sorriso e dice:
“Noi abbiam capito tutto è un po’ come nel calcio”
E’ la dura legge del gol
gli altri segneranno però
che spettacolo quando giochiamo noi
non molliamo mai
Loro stanno chiusi ma
cosa importa chi vincerà
perché in fondo lo squadrone siamo noi
lo squadrone siamo noi

 

Anziché guardare e scommettere, giocate!

Stamattina, mentre mi recavo a lavoro, ho ascoltato su Radio Norba il consueto spazio di Antonio Bartolomucci, giornalista sportivo, che, nel commentare il big-match di ieri Barcellona-Inter e le recenti ennesime notizie sul calcio scommesse, ha detto qualcosa che, in particolare, mi ha colpito.

Ha invitato a prendere il calcio con maggiore “strafottenza”, nel senso di non “stare male” per questo sport, di viverlo in maniera spensierata, di non fare polemiche inutili e sterili, e di evitare di concentrarsi solo su alcune attività, come guardare le partite in tv, scommettere, criticare, eccedere nei giudizi.

Sarebbe più bello e importante, ha sottolineato Bartolomucci, andare fuori, prendere un pallone e giocare con i propri figli.

Quello è il calcio.

Ovviamente, non posso essere che d’accordo col pensiero espresso dal giornalista.

In fondo, nella realtà di tutti i giorni, ci sono tante di quelle cose che ci impediscono di essere spensierati … perché complicarsi anche le passioni che dovrebbero permettere di vivere meglio e, almeno in parte, alla leggera?

Uno (o poco più) fuori dalla massa.

Alcuni pensieri di Zdenek Zeman per dire ciò che è il calcio oggi e quello che dovrebbe essere.
Con un pizzico di rammarico certo, ma con la consapevolezza che, per fortuna, c’è chi la pensa diversamente, ovvero nel modo giusto. Leggere per credere.
“La grande popolarità del calcio nel mondo non è dovuta alla farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza, in ogni angolo del mondo c’è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi”
Non ho eredi e non ne voglio: troppi tecnici vedono il calcio come un lavoro e non come un divertimento”
“Il calcio oggi è sempre più un’industria e sempre meno un gioco”
“Raramente mi capita di dire una bugia. Per questo mi sento solo. E’ un mondo, il nostro, in cui se ne dicono tante”

Quel libro sarà mio!

Quante volte lo abbiamo detto e/o pensato?

Si scopre, per caso, un libro in biblioteca, in libreria, su internet, e lo desideriamo. Ci immaginiamo già lì, intente a leggerlo e a trarne emozioni.

Ora il mio oggetto “libresco” del desiderio è Fútbol. Storie di calcio di Soriano Osvaldo (http://www.einaudi.it/libri/libro/osvaldo-soriano/f-tbol/978880618373).

E il vostro?

Non si diventa grandi mai

Il calcio, e lo sport in generale, conservano quella scintilla di giovinezza e spensieratezza.

Giocare, o seguire una partita o un evento sportivo, sposta l’attenzione dalla realtà quotidiana, spesso fitta di problemi e imprevisti, alla passione più autentica e genuina verso una squadra, un personaggio, una “fede”.

Dal piccolo che gioca per strada all’adulto che è stato quel bambino,  pronto a calciare una palla improvvisata nei vicoli del paese e a sentirsi un campione.

 

 

“Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la  strada, lì ricomincia la storia del calcio”

Jorge Luis Borges

“In fin dei conti il calcio è fantasia, un cartone animato  per adulti”

Osvaldo Soriano

La stampa spagnola si scatena, mentre…

Pep Guardiola, tecnico del Barcellona, non fa una piega.

E’ questo lo scenario dopo la sfida di Champions Milan-Barcellona (0-0).

I giornali spagnoli non perdono tempo per lanciare accuse all’arbitro: Marca scrive “un rigore chiarissimo” facendo riferimento all’episodio del 78′ su Puyol, trattenuto per la maglia in area di rigore dal rossonero Mesbah; Sport.es afferma che il direttore di gara, compatriota di Ibrahimovic, non ha preso in considerazione un evidente rigore in favore del Barcellona.

Insomma, i giornalisti si scatenano, e anche alcuni giocatori blaugrana, ma Pep non perde quell’atteggiamento calmo, e poco polemico, che lo contraddistingue, attribuendo la colpa al terreno di gioco e dichiarando che le squadre milanesi non meritano un campo di quel tipo.