Un mio racconto: ‘Chissà’

Chissà

Chissà se il calcio esiste anche qua, oltre il filo spinato, il fumo scuro in cielo, la polvere grigiastra che copre ogni cosa. Chissà se troverò qualcuno che ci pensa ancora al calcio, nonostante la fatica, l’umiliazione, il duro lavoro, la fame, la morte accanto.

Se ci fosse un pallone, anche malconcio, come me, te, come tutti qua dentro, pur senza righe addosso, né stelle cucite, chi avrebbe la forza di giocarci?

Chi riuscirebbe ad assaporare la libertà di un calcio alla sfera, il brivido di un possibile goal? Chi, col volto scavato, le gambe sottilissime e lo sguardo cupo di dolore e rassegnazione, vorrebbe ricordare i bei tempi passati sui campi da gioco più o meno improvvisati?

Qui forse è meglio dimenticare la vita precedente. Eppure, credo che ci sarà qualcuno disposto a non scordare quel che è stato e che, anzi, proprio grazie al ricordo riesce a tenere viva la fiamma della speranza, come faccio io.

Mio padre ha sempre amato il calcio, da ragazzino ci ha pure giocato per poi mollare tutto. In famiglia erano sei figli, lui il più grande e fu costretto a pensare a cose più ‘serie’, come il lavoro e il pane da portare a casa. Mi sembra di rivederlo, incoraggiarmi a tirare più forte, a drizzare il piede, a metterci maggiore precisione. Sì, lo vedo, ma è solo un’ombra, una visione sbiadita. Non riesco più neppure a vedere il me stesso di qualche mese fa, sorridente, allegro, col pallone attaccato ai piedi e i sogni sulla testa.

 

Il buono che c’è nel pallone

Il calcio dovrebbe liberarsi dai tanti, troppi interessi.

Questa è un po’ la sintesi di quanto affermato dal giornalista Antonio Bartolomucci a Radio Norba stamattina. Ovviamente non posso essere che d’accordo.

Gli interessi economici, il business e lo spettacolo (spesso legati tra loro o complementari) appaiono come i veri padroni del calcio moderno. Sarebbe bello poter eliminare tale sudditanza.

Utopia? Forse sì, forse no.

Intanto concentriamoci su ciò che di buono il calcio fa ed offre, oppure su quello che tramite esso è possibile creare e dare.

Ad esempio, la Fondazione Magnoni realizza il progetto “Un campo nel cortile”, consistente nella costruzione di campi di calcio a 7 di ultima generazione in contesti disagiati (fonte Il Sole 24 ore).

O ancora, pensiamo a Totò Di Natale (nonché alla società Udinese) che incita a dare tutti una mano alla sorella disabile di Morosini, il giovane giocatore deceduto sabato scorso. Ha bisogno di aiuto, non per un giorno, ma per tutta la vita. Lo si deve a lei e al calciatore scomparso.

Ripartiamo da questo, dal buono che c’è nel mondo del pallone.

Lassù. Un pallone, un sogno e TU

Per oggi avevo in mente un post decisamente diverso, ma quello che è successo nella giornata di ieri mi ha sconcertato e rattristato.

Parlo della morte di Piermario Morosini, durante la partita Pescara-Livorno.

Il giovane giocatore (25 anni) è crollato a terra per un malore, è poi morto in ospedale.

Andando oltre le polemiche, circa il ritardo dell’ambulanza causato da un’auto che ostruiva l’ingresso in campo, ciò che resta e conta è il ricordo, inevitabilmente legato alla rabbia per questi terribili episodi, troppo frequenti.

Vita ingiusta.

Corri dietro a un pallone, segui il tuo sogno, anche lassù.