Dateci uno straccio per ripulire il calcio

L’onestà scarseggia nella vita di tutti i giorni, e anche nel calcio. Va cercata, scoperta, tirata fuori. Sì, perché ormai è più semplice sentir parlare di esempi cattivi che di esempi buoni. L’onestà è messa all’angolo. L’illecito è all’ordine del giorno e prende sempre più spazio, più realtà sportive e più nomi.

Che fine ha fatto il calcio pulito, sano, vero?

Quello di oggi mi pare solo uno pseudo-sport, un business che rispecchia la società presente.

Me lo sono chiesto anche su Facebook…riferendomi a quei “campioni” che si vendono, tradendo gli altri e se stessi.

Hai successo, soldi a volontà, persone che ti stimano, tifosi che ti seguono, una buona carriera, un lavoro che per molti è un sogno…e che fai? Ci sputi sopra, fregandotene di tutto e tutti…per la serie “più hai e più vuoi!”

Ciascuno dei suoi spermatozoi è un calciatore in potenza

Qualche pensiero celebre sul gioco del calcio…

Il calcio è inscritto nei geni degli uomini e ciascuno dei  suoi spermatozoi è un calciatore in potenza che sogna di essere un giorno  selezionato per andare in finale!

Vincent Roca

Il calcio è il riflesso della nostra società. Guardate bene  l’espressione di un giocatore in campo, è la sua fotografia nella vita.

Aimé Jacquet

La giovinezza finisce il giorno in cui il tuo calciatore  preferito ha meno anni di te.

David Trueba

Pensieri di nonna: quando tirava Mazzola…

Il pensiero di mia nonna sul calcio moderno (tradotto in italiano, direttamente dal leccese!) : “La squadra di Mazzola (il Torino di Valentino Mazzola) era forte veramente, tuo nonno diceva che il pallone, quando tirava lui, si perdeva, usciva fuori dal campo, non lo trovavano più. I calciatori di oggi non sono forti come quelli di un tempo”.

Per non dimenticare: http://it.wikipedia.org/wiki/Tragedia_di_Superga

Il buono che c’è nel pallone

Il calcio dovrebbe liberarsi dai tanti, troppi interessi.

Questa è un po’ la sintesi di quanto affermato dal giornalista Antonio Bartolomucci a Radio Norba stamattina. Ovviamente non posso essere che d’accordo.

Gli interessi economici, il business e lo spettacolo (spesso legati tra loro o complementari) appaiono come i veri padroni del calcio moderno. Sarebbe bello poter eliminare tale sudditanza.

Utopia? Forse sì, forse no.

Intanto concentriamoci su ciò che di buono il calcio fa ed offre, oppure su quello che tramite esso è possibile creare e dare.

Ad esempio, la Fondazione Magnoni realizza il progetto “Un campo nel cortile”, consistente nella costruzione di campi di calcio a 7 di ultima generazione in contesti disagiati (fonte Il Sole 24 ore).

O ancora, pensiamo a Totò Di Natale (nonché alla società Udinese) che incita a dare tutti una mano alla sorella disabile di Morosini, il giovane giocatore deceduto sabato scorso. Ha bisogno di aiuto, non per un giorno, ma per tutta la vita. Lo si deve a lei e al calciatore scomparso.

Ripartiamo da questo, dal buono che c’è nel mondo del pallone.

Lassù. Un pallone, un sogno e TU

Per oggi avevo in mente un post decisamente diverso, ma quello che è successo nella giornata di ieri mi ha sconcertato e rattristato.

Parlo della morte di Piermario Morosini, durante la partita Pescara-Livorno.

Il giovane giocatore (25 anni) è crollato a terra per un malore, è poi morto in ospedale.

Andando oltre le polemiche, circa il ritardo dell’ambulanza causato da un’auto che ostruiva l’ingresso in campo, ciò che resta e conta è il ricordo, inevitabilmente legato alla rabbia per questi terribili episodi, troppo frequenti.

Vita ingiusta.

Corri dietro a un pallone, segui il tuo sogno, anche lassù.

Anziché guardare e scommettere, giocate!

Stamattina, mentre mi recavo a lavoro, ho ascoltato su Radio Norba il consueto spazio di Antonio Bartolomucci, giornalista sportivo, che, nel commentare il big-match di ieri Barcellona-Inter e le recenti ennesime notizie sul calcio scommesse, ha detto qualcosa che, in particolare, mi ha colpito.

Ha invitato a prendere il calcio con maggiore “strafottenza”, nel senso di non “stare male” per questo sport, di viverlo in maniera spensierata, di non fare polemiche inutili e sterili, e di evitare di concentrarsi solo su alcune attività, come guardare le partite in tv, scommettere, criticare, eccedere nei giudizi.

Sarebbe più bello e importante, ha sottolineato Bartolomucci, andare fuori, prendere un pallone e giocare con i propri figli.

Quello è il calcio.

Ovviamente, non posso essere che d’accordo col pensiero espresso dal giornalista.

In fondo, nella realtà di tutti i giorni, ci sono tante di quelle cose che ci impediscono di essere spensierati … perché complicarsi anche le passioni che dovrebbero permettere di vivere meglio e, almeno in parte, alla leggera?

Non si diventa grandi mai

Il calcio, e lo sport in generale, conservano quella scintilla di giovinezza e spensieratezza.

Giocare, o seguire una partita o un evento sportivo, sposta l’attenzione dalla realtà quotidiana, spesso fitta di problemi e imprevisti, alla passione più autentica e genuina verso una squadra, un personaggio, una “fede”.

Dal piccolo che gioca per strada all’adulto che è stato quel bambino,  pronto a calciare una palla improvvisata nei vicoli del paese e a sentirsi un campione.

 

 

“Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la  strada, lì ricomincia la storia del calcio”

Jorge Luis Borges

“In fin dei conti il calcio è fantasia, un cartone animato  per adulti”

Osvaldo Soriano

I poeti del gioco

Chi sono i poeti del gioco? Soriano non ha dubbi:
“Ci sono tre generi di calciatori. Quelli che vedono gli spazi liberi, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere. Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere uno spazio libero, uno spazio che tu stesso o forse gli altri avrebbero potuto vedere se avessero osservato attentamente. Quelli ti prendono di sorpresa. E poi ci sono quelli che creano un nuovo spazio dove non avrebbe dovuto esserci nessuno spazio. Questi sono i profeti. I poeti del gioco”.
Tratto da FUTBOL di Osvaldo Soriano