“Fanciulli allo stadio” di Umberto Saba

FANCIULLI ALLO STADIO

Galletto
è alla voce il fanciullo; estrosi amori
con quella, e crucci, acutamente incide.

Ai confini del campo una bandiera
sventola solitaria su un muretto.
Su quello alzati, nei riposi, a gara
cari nomi lanciavano i fanciulli,
ad uno ad uno, come frecce. Vive
in me l’immagine lieta; a un ricordo
si sposa – a sera – dei miei giorni imberbi.

Odiosi di tanto eran superbi
passavano là sotto i calciatori.
Tutto vedevano, e non quegli acerbi.

“Il calcio è un linguaggio con i suoi poeti e prosatori”

“Il football è un sistema di segni, cioè un
linguaggio. Esso ha tutte le caratteristiche fondamentali del linguaggio per
eccellenza, quello che noi ci poniamo subito come termine di confronto, ossia
il linguaggio scritto-parlato” scriveva Pier Paolo Pasolini in un saggio dedicato al mondo del calcio, sua grande passione.

Indubbiamente, anche oggi possiamo vedere il calcio come un vero e proprio linguaggio, nonché strumento di interazione e comunicazione. Insomma, come un veicolo di pensieri, emozioni e messaggi che, ci si augura, possano essere sempre positivi.

Gli episodi, più o meno recenti, danno una connotazione utopica al  suddetto augurio…ma è bene crederci.

Già il solo fatto di avere fiducia nella forza dello sport, può aiutarci a migliorare, non credete?

 

Siamo tutti affetti dalla sindrome di José

Ebbene sì, siamo tutti affetti dalla sindrome di Josè (Ciao Belli: La sindrome di José)

Ovviamente parlo di noi interisti. I recenti tempi bui rafforzano la “contaminazione” decretando una vera e propria epidemia tra i nerazzurri.

Difficilmente si trova qualcuno immune al morbo dilagante dello Special One.

I primi sintomi? In tanti li hanno già manifestati: nostalgia, confronti (con altri mister, e manco a dirlo il portoghese la spunta sempre), preghierine (torna Mou, torna!) e speranze.

La sindrome attacca in questo modo…magari non parliamo tutti alla Mou-maniera, come il ragazzo “contaminato” in Ciao Belli, ma i segnali della “malattia” sono più o meno evidenti.

Una cura possibile? La rifondazione. Vincente però! In modo da non guardare più al passato con nostalgia.

Calcio-poesia… “Goal” di Saba

Goal di Umberto Saba

 

Il portiere caduto alla difesa

ultima vana, contro terra cela

la faccia, a non veder l’amara luce.

Il compagno in ginocchio che l’induce,

con parole e con mano, a rilevarsi,

scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

 

La folla -unita ebbrezza- per trabocchi

nel campo. Intorno al vincitore stanno,

al suo collo si gettano i fratelli.

Pochi momenti come questo belli,

a quanti l’odio consuma e l’amore,

è dato, sotto il cielo, di vedere.

 

Presso la rete inviolata il portiere

-l’altro- è rimasto. Ma non la sua anima,

con la persona vi è rimasto sola.

La sua gioia si fa una capriola,

si fa baci che manda di lontano.

Della festa -egli dice- anch’io son parte.

Ibra: prima “I Soliti Idioti” poi le rose?!

I Soliti Idioti influenzano anche il calcio? Forse. Fatto sta che il “C…. guardi?” che Ibrahimovic ha rivolto alla giornalista di Sky, Vera Spadini nel post partita (Milan-Lecce) sembra riprendere il celebre “che minchia guaddi?” del duo comico formato da Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio.

Con un’aggiunta però, dato che dopo la frase incriminata, il giocatore ha “aggravato” il tutto con un “vai a cucinare che è meglio”.

Ma ora pace fatta (?!). La società ha inviato alla giornalista 19 rose (il numero dei goal dell’attaccante).

So cos’è il fuorigioco

“Un giocatore si dice in posizione di fuorigioco quando – nel momento in cui un compagno giochi il pallone – egli si trovi al di là della linea del pallone e tra di lui e la linea di porta avversaria non ci siano almeno due giocatori avversari (uno dei quali può eventualmente essere il portiere, condizione questa non necessaria)” e ancora “Il fuorigioco è una regola inclusa nel regolamento di alcuni sport e in ciascuno di essi fa riferimento alla posizione relativa dei giocatori della squadra attaccante rispetto ad una linea, immaginaria o realmente tracciata sul terreno di gioco”.

Wikipedia insegna, quindi imparare cosa sia il fuorigioco non è poi tanto difficile.

Ma molte diranno: “e perchè mai dovrei impararlo?” Sacrosanta osservazione, ma sfatare certi miti non sarebbe mica male! Esistono tanti luoghi comuni su noi donne: NON SAPPIAMO GUIDARE, NON SAPPIAMO NULLA DI MOTORI&CO., NON CI INTENDIAMO DI CALCIO…

ecco, in merito all’ultimo punto, vi è mai capitato di dire a un uomo “seguo il calcio, tifo per X squadra” e sentirvi rispondere “quale giocatore ti piace?“. Ciò perchè si pensa che le donne si appassionino a uno sport, in questo caso il calcio, solo per il bel campione di turno (ci può stare che l’interesse verso le prodezze di un giocatore siano legate anche al suo fascino, ma non c’è solo quello!).

Ed è per questo che sapere qualcosina sulle regole, sugli ingranaggi del Campionato, e magari conoscere qualche nome e qualche risultato, diviene “importante”…e se ci dovessero chiedere “sai cos’è il fuorigioco?” potremo rispondere “certo! E tu sai dirmi cos’è lo smokey eyes?.